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VIAGGIO IN TOGO 2001

In queste pagine ricostruiamo un ampio resoconto del nostro viaggio in Togo, nei luoghi dove il Colibrì promuove il progetto “Lotta contro l’abbandono scolastico” in collaborazione con l’ONG locale Mains Tendues Togo. E’ stata un’occasione meravigliosa per conoscere da vicino la realtà di questo paese e soprattutto per vivere intensamente una grande amicizia con tutte le persone che abbiamo incontrato sulla nostra strada.Il nostro viaggio è stato anche e soprattutto un banco di prova del nostro progetto di Turismo Responsabile grazie a Donné, la guida d’eccezione che ci ha accompagnato nei nostri 24 giorni di viaggio.
Nadia e Giovanni

Siamo partiti da Firenze il 28 dicembre 2001, io (Giovanni), Nadia, e due amici che ci accompagnavano per conoscere da vicino la realtà del Togo e lo stato del Progetto. Giovanni Baldini è stato il nostro interprete eccezionale, che ci ha seguiti pazientemente per tutti i kilometri di parole che abbiamo scambiato con insegnanti, volontari, genitori, bambini e capi dei villaggi che abbiamo visitato e che ci hanno accolto con straordinario calore. Lo ringraziamo ufficialmente sulle pagine della nostra rivista, a nome di tutti i soci e gli amici de Il Colibrì.

Lomé – 30 dicembre – Siamo sulla terrazza dell’Hotel Ambassador, da qui si domina tutta la città. Sono le 7.30 di domenica mattina, la città è già indaffarata nel caldo umido dei suoi 37°. Da qui si vede la distesa a perdita d’occhio di tetti sgangherati di lamiera, interrotti da grandi alberi verdissimi che crescono dappertutto nei cortili assolati della capitale. Da qui si sente la musica che viene dalle stradicciole. Tante donne camminano svelte, vestite delle coloratissime stoffe tradizionali, in equilibrio sul capo trasportano di tutto: frutta, pentole, acqua, e perfino galline vive !L’impatto con la città è sconvolgente, sembra di stare in un altro mondo: qua tutti ci guardano stupiti, siamo bianchi! E non ce ne sono molti in giro. In mezzo ad una miriade di giovani e ragazzi nel fiore degli anni, con la pelle brillante, noi dobbiamo sembrare malaticci e scoloriti… Così ci sentiamo quanto i bambini delle strade di Lomé si fermano a guardarci e ridendo cantano: “Yowo – Yowo Bonsoir, ça va bien, merci !”. Che in pratica vuol dire: “ecco il bianco !”.E’ un pò imbarazzante, ma dopotutto è la stessa sensazione che devono provare da noi i giovani africani quando i bambini li guardano e pensano: “mamma mia com’è nero!”. Punti di vista.I nostri amici di Mains Tendues Togo, vengono a prenderci all’aereoporto: Donné e Raphael. Saranno con noi per tutta la durata del nostro viaggio, come guide, amici e fratelli. La prima cosa che colpisce, appena scesi dall’aereo, è il buio pesto della notte. L’illuminazione, anche se siamo nella capitale, è molto scarsa, quindi c’è un buio profondo dappertutto. Ogni tanto si vede l’insegna sgangherata di qualche barrettino sulla strada, con una lampadina per illuminare.Le strade, poi, escluso quelle principali, sono di sabbia e terra battuta, sembra di stare sempre in spiaggia. Almeno così ci pareva i primi giorni, in cui un sole opaco scaldava il clima africano.Fa un certo effetto passeggiare per le strade di Lomé, si incontrano quasi esclusivamente ragazzi e ragazze nel pieno delle forze, e tanti bambini. Tutto il contrario della nostra società invecchiata. Il fatto che gli anziani si incontrino raramente è ovviamente il terribile segno di un popolo falcidiato da malattie che da noi non esistono più, tipo la lebbra, o la tubercolosi, a causa del livello sanitario praticamente inesistente. L’aspettativa di vita in Togo non supera i cinquanta anni. Allo stesso tempo, però, questo popolo di giovani e di bambini comunica un senso di grande forza, una miscela di energie positive che aspettano da secoli di oppressione di trovare la via della loro affermazione. Il futuro è loro. Non ci sono dubbi.

31 dicembre – Raphael ci ha accompagnato a visitare l’ufficio dove lavora: la sede nazionale del CAR, il principale partito d’opposizione al regime di Eyademà. In quell’occasione ci ha raccontato la storia della nascita dell’opposizione democratica al regime; una storia fatta di colpi di stato, repressioni terribili, torture a giovani oppositori e rivolte. E’ proprio dall’università di Lomé, una delle più importanti dell’Africa occidentale, che sono iniziati i primi movimenti per la democrazia. Al tempo in cui Raphael frequentava l’università ci sono state le prime denunce al regime e ai metodi da esso utilizzati per mantenere il potere. Il governo dittatoriale di Eyademà ha reagito con i mezzi brutali della repressione, tentando in ogni modo di eliminare ogni opposizione. Ancora oggi il Presidente Eyademà detiene il potere assoluto.

1 Gennaio – Il primo dell’anno, appena svegli, guardiamo il cielo e appare minaccioso: si vedono lampi lontani. Il primo pensiero è: “come sarà Lomé, con i suoi kilometri di strade sabbiose nella stagione delle pioggie in cui i temporali si susseguono da maggio da agosto ?”. La risposta l’abbiamo avuta subito dopo.All’inizio cadeva una pioggerellina fine e continua. Uno schianto ci fa schizzare su: è un fulmine caduto poco distante. Le palme e i grandi alberi sono scosse da un vento tempestoso, comincia a cadere una pioggia torrenziale. Le strade diventano grandi fiumi, i tetti sbilenchi riversano l’acqua scrosciante sulla strada, si formano grandi fosse, che poi debordano in torrenti limacciosi che trascinano con sé tutti i rifiuti ai bordi delle vie. In meno di un’ora di pioggia la città è diventata un grande fiume, alcuni cortili sono pieni d’acqua e la gente cerca di buttarla sulla strada con grandi catini. I bambini, comunque, non perdono mai l’occasione di divertirsi, si intravedono dei piedini che saltellano felici nelle pozze.5 GennaioSono passati già diversi giorni, abbiamo scoperto un modo di vita completamente diverso dal nostro. Stare in Africa, vivere il clima africano, ci introduce in un modello di vita lontano dal nostro. La lentezza del tempo dell’agire quotidiano ci dà la possibilità di osservare ciò che ci sta vicino e di prenderne contatto.In Africa si impara ad affidarsi agli eventi, ad aver fiducia in chiunque ti trovi accanto. C’é un modo di stare insieme molto diverso rispetto a quello che siamo abituati a vivere. Gli africani vivono lo spirito della danza e lo mettono in tutto quello che fanno, nel senso di celebrazione del momento vissuto nel qui e nell’ora in cui ogni istante vissuto ha un senso nel medesimo istante in cui si vive.Abbiamo vissuto momenti importanti, che segnano nel profondo: è stato come apprendere a trovare sotto la scorza dell’apparenza, le vere radici della fratellanza, della speranza, la grande gioia di vivere il proprio essere al mondo. 

La visita alle scuoleFinalmente siamo giunti al momento più importante, la visita alle scuole che ricevono i finanziamenti del nostro progetto.E’ stata una gioia incredibile vedere con i nostri occhi la realtà che da tempo sentiamo vicina, i volti dei bambini che ci accolgono con un misto di stupore, riconoscenza e paura. Non ho mai ricevuto un’accoglienza così in tutta la mia vita. Nei villaggi ci offrono canti, danze e bevande tipiche. Ci dedicano il loro calore, la loro gratitudine, il loro ringraziamento, ci mettono in condizione di entrare nel loro ambiente, di vivere il loro senso di fratellanza. Visitando le scuole ci rendiamo conto di quanti interventi sarebbero ancora necessari per rispondere ai bisogni fondamentali per la didattica (lavagne, materiale scolastico, banchi ecc) senza considerare la necessità di interventi strutturali. Noi, spieghiamo che siamo una piccola associazione, raccogliamo i fondi per finanziare il loro progetto di scolarizzazione attraverso il nostro principale canale: l’informazione, la sensibilizzazione. Il nostro lavoro punta sprattutto a promuovere il diritto all’istruzione. Il fatto che tutti i bambini del mondo possano andare a scuola è una responsabilità di tutti. Negare l’universalità di un diritto significa negarne i fondamenti.Senza l’istruzione per tutti non si può costruire un futuro migliore.Con questo spirito abbiamo parlato di cosa ha significato per noi la realizzazione del progetto di Mains Tendues: non solo aiuto, dono di qualcosa all’altro , a chi è più povero di noi ma il lavorarare insieme per obiettivi condivisi. Il nostro, più che un progetto di solidarietà, è un progetto di cooperazione internazionale: collaboriamo con la realtà locale per creare degli strumenti di sviluppo; I momenti di conoscenza reciproca che abbiamo vissuto durante questo viaggio rappresentano un passo importante per attivare una collaborazione efficace di risposta ai bisogni del territorio.Ci siamo resi conto delle grandi potenzialità di un popolo oppresso che continua a lottare. Pur non avendo gli strumenti finanziari all’interno dei villaggi le famiglie si uniscono per costruire un futuro migliore per i propri figli: per dar loro l’istruzione necessaria per le basi della crescita. Spinti dall’azione di Mains Tendues si sono creati dei comitati lcali per lo sviluppo, costituiti da genitori e insegnanti delle scuole, che gestiscono in maniera collettiva l’organizzazione dell’attività scolastica e la manutenzione degli edifici. In molti villaggi gli insegnanti vengono pagati dai genitori (il governo paga gli stipendi con estremo ritardo e solo per 1/3 degli insegnanti) . E’ senza dubbio molto ammirevole vista la situazione di estrema povertà in cui si trovano le famiglie nei villaggi. Addirittura in un paio di villaggi sono stati raccolti fondi per la riparazione dei tetti delle scuole per un corrispettivo di Lire 3.000.000: una cifra notevole considerando che lo stipendio medio di un lavoratore in Togo è di Lire 30.000.La nostra visita alle scuole si é conclusa con un impegno rinnovato da parte di tutti per portare avanti questa storia. Le sfide sono enormi ma la strada che stiamo percorrendo ha già dato frutti importanti.   

BOX L’Associazione Mains Tendues: E’ nata nel 1994 con l’obiettivo di lottare contro la povertà. Si concentra sul territorio della prefettura di Vo: una zona rurale a una cinquantina di Km dalla capitale Lomé. Questa zona è stata dichiarata “zona sinistrata”: è una zona ad altissima densità abitativa in cui la terra è molto difficile da coltivare e nonostante questo è super-sfruttata: alle terre non viene concesso alcun periodo di riposo. Gran parte della terra era stata sottratta alla coltivazione a causa delle miniere di fostati (molte terre sono state erose e inquinate per estrarli); oltre a questo il problema di coltivazini insufficienti è legato alla struttura familiare: per tradizione la terra va divisa fra tutte le mogli (in quella zona ci sono molti padri di familgie poligami), e tra i figli maschi. Si ricorre quindi a un frazionamento continuo della terra.L’impegno dell’Associazione Mains Tendues ha il fine di dare ai villaggi di una delle prefetture più povere del Togo, degli strumenti di lotta alla povertà e al degrado.
Gli obiettivi• Educazioneprevenire l’abbandono scolastico di tutti quei bambini che senza le scuola del viillaggio non potrebbero avere un’istruzione di base. Ricerca finanziamenti per la realizzazione di strutture scolastiche, ad oggi costruite di fango essiccato con i tetti di paglia, spesso senza pareti. Si occupa di acquistare il materiale scolastico: banchi, penne, quaderni, lavagne, cartine geografiche ecc.• Acqua: costruire cisterne per la raccolta di acqua piovana e pozzi in ogni villaggio (oggi, gli abitsnti di molti villaggi sono costretti a fare Km per prendere l’acqua).• Sanità: arganizzazione di punti di primo soccorso con disponibilità di medicinali neila zona dei villaggi. L’ospedale di Vogan è privo di qualsiasi strumentazione e i minimi quantitativi di medicinali disponibili non servono per curare chi all’ospedale non può neanche arrivarci. I sitemi di cura dovrebbero essere più vicini alle realtà poverissime per poter lavorare alla prevenzione di malattie come la tisi, o la lebbra, che nei paesi ricchi sono da tempo scomparse.• Sensibilizzazione: far comprendere l’importanza dell’istruzione come diritto fondamentale, come motore dello sviluppo. Stimolare le realtà locali dei villaggi a coordinarsi per l’organizzazione delle scuole. Grazie all’opera di Mais Tendues, all’interno dei villaggi si sono creati dei comitati di sviluppo locale, che coordinati dal capo villaggio e dai notabili arrivano a raccogliere i soldi per la manutenzione delle scuole (il rfifacimenbto di tetti o muri crollati dopo la stagione delle piogge).
   

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