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Le radici del Caos nel Mediterraneo

Perché e come ci siamo trovati in questa situazione, tra terrorismo internazionale, immigrazione di massa, il Califfato Islamico ISIS 
G.L.

Perché e come ci siamo trovati in questa situazione, tra terrorismo internazionale, immigrazione di massa, il Califfato Islamico ISIS 
G.L. 

Il caos imperversa sulle due sponde del Mediterraneo: la guerra in Medio Oriente sembra non trovare tregua, i migranti affollano il mare, mai abbiamo avuto tanti morti come nel 2016 (guarda i dati). 
Il Mediterraneo sognato da Brodell e da La Pira come grande piazza di incontro tra i popoli assomiglia oggi ad un immenso cimitero a cielo aperto.
Aggiungiamo a tutto questo gli sconvolgimenti climatici: con il caldo straordinario del 2016 (l’anno più caldo di sempre dopo il 2015 che aveva già battuto tutti i record), le piogge torrenziali e come se non bastasse in Italia una catena inarrestabile di terremoti lungo la dorsale appenninica. 

Non nascondiamoci, è un periodo veramente buio. 
Ma la  paura porta cattivi consigli dobbiamo sforzarci di guardare la situazione con lucidità.
Lo facciamo a partire dal cancro che si è sviluppato in Medio Oriente: come è stato possibile che sia nato uno stato, l’Islamic State, classificato come la più grande associazione terroristica mai esistita? L’IS, lo Stato Islamico autoproclamato dal califfo Al Bagdadi è una realtà che vale 2 miliardi di dollari grazie ai traffici illeciti di petrolio e alle colossali azioni criminali (estorsioni, rapimenti, saccheggi). 
Uno stato grande come il Belgio tra la Siria e l’Iraq del Nord con una città come Mossul che conta quasi 2 milioni di abitanti. 

Ma come è potuto accadere?
Proviamo a ripercorrere le tappe di una storia che ci piaccia o no è anche la nostra. Gabriele Del Grande, giornalista free-lance (Guarda la Pagina) che ha scritto importanti reportage esclusivi sulla tratta dei migranti sulla guerra in Libia sulla condizione dei migranti richiedenti asilo in Europa, ha lanciato un progetto ambizioso, Un Partigiano mi disse, che anche noi nel nostro piccolo abbiamo finanziato: per la prima volta in Italia,  avendo avuto il rifiuto da tutte le testate giornalistiche ufficiali, ha venduto in anticipo il libro che andrà a scrivere durante il 2017, e ha raccolto €40000  di donazioni fiduciarie (crow founding)  con cui scriverà un reportage tra la Siria e l’Iraq dalle aree di guerra. L’obiettivo è quello di  per raccontarci cosa succede in questo momento nell”occhio del ciclone mediorientale. Seguiteci per avere aggiornamenti dal progetto. Lo storico Franco Cardini ripercorre in una mirabile lezione (guarda la lezione integrale) tenuta lo scorso marzo a Bologna le tappe della nascita dello Stato islamico, proviamo a riassumerle. 

Con la fine della prima guerra mondiale le potenze vincitrici si spartirono il Medio Oriente, fino ad allora l’impero Ottomano teneva uniti, con principi senz’altro dittatoriali ma con grandi autonomie regionali, culture islamiche e cristiane molto diverse tra loro. Era un equilibrio che a suo modo funzionava. Dal 1918 in poi le potenze occidentali in particolare la Francia e l’Inghilterra hanno ridisegnato a letteralmente a tavolino i confini di nuovi stati, disegnati senza nessun riferimento alla storia e la cultura di paesi che hanno visto la nascita della cultura e della storia stessa: l’Occidente è figlio della cultura mesopotamica, ebraica e assira, è qui che nasce la scrittura, le prime organizzazioni civili, le grandi religioni. Anche il fenomeno dell’Islam è in continuità con l’emergere delle grandi religioni monoteiste: prima l’ ebraismo (dal 1200 ac) poi il cristianesimo infine l’ Islam (653 dc). I popoli del libro, per usare l’espressione che si trova nel Corano stesso, condividono lo stesso patriarca Abramo e la stessa Legge.
L’Iraq in particolare rappresenta un’assurdità geografica poiché  mette insieme la maggioranza sciita con la parte centrale sunnita e il Nord curdo. Tre fazioni islamiche completamente diverse tra loro e sempre in contrasto. 
I regnanti di questi fragili stati ovviamente sono stati selezionati dalle potenze occidentali non in base alla loro forza di rappresentanza politica sociale e culturale ma in base alla facilità con cui avrebbero concesso i preziosi contratti di sfruttamento delle risorse necessarie per lo sviluppo impellente dell’Europa. 
Fin dall’inizio covava il seme della discordia e l’odio verso un Occidente che invece di portare sviluppo e libertà si è presentato come una sanguisuga buona solo a divorare ferocemente le risorse del Medio Oriente lasciando miseria e ingiustizia dilagare in questi giovani paesi. Sarebbe bastato concedere una minima parte dei profitti del petrolio a questi stati imponendo uno sviluppo laico, democratico e diffuso della popolazione invece che creare Elite super ricche in una massa sterminata senza speranza di miserabili. 
Guardando il grafico della dipendenza dal petrolio medio-orientale dell’Occidente, soprattutto gli Stati Uniti, si ha la conferma di questa tesi: l’aumento vertiginoso della dipendenza dal petrolio degli Stati Uniti verso il Medio Oriente si impenna vertiginosamente negli anni 90 e negli anni 2000 così possiamo leggere la guerra al primo Saddam Hussein del 1991 e la seconda disastrosa guerra voluta da Bush II nel 2003, nonostante una mobilitazione senza precedenti in tutto il mondo del movimento pacifista internazionale. 
E l’Occidente ha seminato vento e ha raccolto tempesta. 

Le radici dell’Isis sono nel 1999 quando viene liberato dalle carceri Giordane un pericoloso criminale Abu Musab Al Zarqawi. 
Questi va in Afghanistan e fonda un gruppo terroristico affiliato ad Al Qaeda ma ancora più radicale. A dimostrazione di questo nel 2013 Al Qaeda addirittura interrompe la collaborazione con questo gruppo. 
La differenza fondamentale tra i due gruppi è che JTWJ (quello che poi divverrà Isis nel giugno 2014) non ha come unico obiettivo di colpire gli invasori occidentali ma se la prende con tutte le sette islamiche contrarie al credo jiadista con lo scopo di innescare un conflitto settario contro sciiti, curdi e tutti i sunniti considerati troppo poco radicali. Questo lo fa con attentati a persone di rilievo, moschee seminando il terrore anche dentro il mondo islamico. 
Con la morte di Osama Bin Laden, Isis diventa l’unico riferimento delle forze estremiste islamiche riuscendo a coalizzare dietro di sé un grande consenso sia nei gruppi armati mediorientali ma anche su una nuova leva di giovani che in tutto il mondo vanno ad aiutare la causa dell’Isis i famosi Foreign Fighters. È così che nasce il Califfato cioè l’idea di una grande nazione islamica che unisca i fedeli in tutto il mondo sotto l’unica guida della legge del profeta nel nome dell’unico erede del Profeta, ovvero il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi, succeduto ad Al Zarqawi dopo la sua morte. Consideriamo che la nomina del Califfo è sempre stato il frutto di un accordo di tutta la Comunità Islamica, quindi questa autoproclamazione come Califfo rappresenta la forza ma anche la debolezza del fenomeno Isis. 
L’ossessione antica di un unico Stato per tutti i veri Islamici è stata risvegliata con violenza, grazie alla miopia delle politiche dell’Occidente in Medio Oriente che in questi anni hanno tolto il sostegno al partito Baath, di impronta laica e socialista almeno sulla carta, che aveva esponenti in Libia in Siria ed Iraq nelle figure di Saddam Hussein, Assad e Gheddafi. Questi leader rappresentavano un islam moderato anche se a spese della giustizia sociale e della libertà civile. Ma il vuoto politico che si è creato è stata benzina sul fuoco per il movimento jiadista internazionale fino agli sconvolgenti attentati in Occidente e nel Sud Est Asiatico (non dimentichiamo che oggi il maggior numero di musulmani nel mondo si trova proprio in questa regione). 

L’Iraq 
Focalizziamo l’attenzione sull’Iraq vediamo l’assurdità della politica statunitense in Medio Oriente che prima ha sostenuto come leader unico Saddam Hussein, sostenitore della minoranza sunnita, poi eliminando Saddam Hussein come fosse il nemico assoluto dell’Occidente nelle due guerre del 91 è del 2003, ha permesso l’insediarsi di un governo sciita che ha eliminato, incarcerato e umiliato economicamente tutti i gerarchi militari nel regime di Saddam. 
Guarda caso questa leva militare di veterani è la spina dorsale dell’Isis che sapientemente ha liberato dalle carceri questi individui, gli ha riabilitati economicamente e ne ha sfruttato le competenze in un territorio quello del Medio Oriente molto difficile dal punto di vista militare. 
Ecco fatto il capolavoro. 
Si capisce come per un’Africa umiliata da 500 anni di colonialismo l’estremismo islamico del califfato diventi un simbolo di opposizione integrale allo strapotere sordo, inefficienze e violento dell’Occidente. È così che va letto il fenomeno di Boko Haram la formazione più terribile che imperversa nell’Africa subsahariana con massacri di dimensioni inaudite e che trovano i suoi problemi l’appoggio delle popolazioni proprio nella misura in cui si fanno paladini degli interessi degli oppressi del continente nero. 
Ovviamente questo non toglie nulla alla follia omicida del terrorismo di stampo jiadista che dobbiamo combattere con tutti i mezzi, magari più polizieschi che militari, ma se non togliamo il terreno di coltura dove ha fiorito questo fiore del male non riusciremo a vincere questa sfida; e questo non è possibile se non combattendo la miseria e l’ignoranza che attanagliano le popolazioni del Medio Oriente e dell’Africa con un grande piano per i diritti umani. 

La Siria 
Una parola in più va spesa per la situazione della Siria all’epoca della prima guerra mondiale sotto l’area di influenza francese insieme al Libano. Oggi Assad è l’unico alleato rimasto della Russia. I dittatori vengono presentati dai media, come si è visto per Saddam Hussein e Gheddafi, a volte come necessaria soluzione di fronte al caos, altre volte come spregiudicati assassini. Con Assad sta succedendo la stessa cosa con la differenza che la Russia di oggi non è la fragile Russia degli anni 90. La tensione è quindi altissima. L’esigenza di mantenere un area di influenza russa in Medio Oriente non si può condannare visto che la Russia possiede un’unica base militare in Siria mentre gli Stati Uniti e il suo alleato Israele ne ha disseminate decine in tutto il Medio Oriente e nel resto dell’Africa. Essendo questo lo snodo dell’energia che muove ancora il nostro mondo non c’è da stupirsi se Putin ha inviato la flotta pesante nel Mediterraneo. Purtroppo ancora una volta l’interesse delle potenze straniere è più di tenere saldamente in mano il rubinetto del petrolio piuttosto che preoccuparsi dei destini dei popoli mediorientali. 
Lo tsunami dei migranti che si infrange contro le nostre coste è l’ultima scena di una storia orribile che è anche la nostra storia.  Quindi dobbiamo farcene carico. 

La questione curda 
Un’ultima notazione sulla questione curda (Guarda la scheda): i curdi sono un popolo di cultura diversa dagli arabi, sia dai sunniti che dagli sciiti, anche se condividono con loro la fede islamica. Alla fine della prima guerra mondiale era stato promesso dalla comunità dei vincitori la creazione di uno Stato Curdo autonomo che comprendeva regioni della Turchia della Siria e dell’Iraq questa promessa fu tradita a vantaggio della Turchia alleata dell’Occidente nella guerra turco greca (vinta dai Turchi nel 1923 con il Trattato di Losanna). 
La comunità curda ha subito umiliazioni di ogni genere nel secolo scorso, ora nel caos totale che imperversa in questi anni nel Medio Oriente, le forze armate curde stanno dando un contributo militare essenziale per la vittoria contro l’Isis. È importante sottolineare che la cultura curda è l’unica che ha una visione egualitaria delle donne in una società quella islamica strutturalmente patriarcale. Hanno fatto il giro del mondo le immagini delle peshmerga curde armate a fianco ai loro compagni e amici nella battaglie cruciali ancora in corso contro Isis. 
La questione curda diventa centrale per una soluzione duratura del conflitto mediorientale anche perché dal punto di vista culturale i curdi rappresentano un’alternativa islamica ma laica e democratica all’islam di stampo fascista dell’Isis. Vedere in particolare le donne in prima linea nella lotta per la libertà mostra un modello di Islam moderno, egualitario, liberto, che va difesoe promosso. 
Purtroppo la nascita dello Stato curdo si scontra con il voltafaccia di Erdogan, il premier turco alleato strategico della Nato. La Russia non ha niente contro la nascita di uno stato Curdo ma non può perdere l’occasione di sfilare un alleato strategico, tra l’altro ultra finanziato e armato dall’alleanza Atlantica. 

La crisi nel Medio Oriente mostra con drammatica urgenza il bisogno di rilanciare le Nazioni Unite come unico tavolo per dirimere le questioni internazionali, dove gli aspetti economici siano posti sullo stesso piano dell’evoluzione morale e culturale dei popoli. 
Questo era stato scritto a chiare lettere all’alba della fine della seconda guerra mondiale da tutte le nazioni riuniete sotto la bandiera dell’ONU nella Carta delle Nazioni Unite. E’ urgente ripartire da quei principi e renderli concreti. 
G.L.