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IL POPOLO SAHARAWI


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ASSOCIAZIONE VALDARNESE DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO SAHARAWI

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Il popolo Saharawi deriva dalla fusione di tribù berbere e beduine autoctone e di elementi arabo-yemeniti arrivati nel Maghreb fino al 1300.
Da oltre 17 anni circa 300.000 Saharawi vivono nei campi profughi nei pressi di Tindouf in Algeria. Malgrado le drastiche limitazioni che impone uno dei deserti più inospitali della terra, quello di Hammada (la temperatura in luglio e agosto raggiunge i 60°, e i 45° sotto le tende, mentre di notte scende sotto lo zero), ciò che sorprende è la solida ed efficiente organizzazione della comunità Saharawi. Il fronte POLISARIO è riuscito a riprodurre strutturalmente quella che sarà la futura Repubblica Araba Saharawi Democratica una volta raggiunta l’indipendenza. Il visitatore, una volta giunto alle tende-abitazioni, viene colpito dall’enorme dignità con la quale questo popolo ha saputo rispondere alla precarietà e alla insufficienza delle risorse disponibili. Le strutture abitative, tende o piccoli fabbricati in argilla (ad uso cucina e W.C.), sono curate giornalmente e rappresentano il luogo dove i Saharawi passano la maggior parte del tempo.
La vita è armoniosa e in essa spicca il ruolo fondamentale della donna. Ciò sicuramente segna una differenza rispetto al costume islamico. In realtà l’organizzazione familiare e sociale dei Saharawi determina un tipo di donna dall’estrema personalità, nel contempo autoritaria e comprensiva, impositiva ma decisamente umana. Ovunque si nota un’enorme operosità, molto importante per non cadere in una logorante passività alla quale potrebbe spingere lo stato sostanzialmente assistenziale in cui si trovano.
Le abitazioni sono delle normali tende da “campagna”, che offrono rifugio ad ogni singolo nucleo familiare. 
In ogni daira esistono cinque comitati popolari presieduti solitamente da donne, quello dell’artigianato, sanità, educazione, giustizia e alimentazione.
Il comitato dell’artigianato raccoglie tutti coloro che si impegnano nella fabbricazione di piccoli oggetti fatti con il materiale recuperabile nei campi. In questo modo si mantengono attività creative e si evita la perdita di tradizioni artigianali Saharawi.
Il comitato per la sanità è costituito da tutti coloro che hanno qualche conoscenza in materia di prevenzione e cura delle malattie. Vengono svolti controlli periodici nelle abitazioni per verificarne la pulizia e inoltre ogni mattina tutte le dairas vengono ripulite dai rifiuti. Ogni comune ha un infermiere e l’occorrente per praticare i primi soccorsi. Nei casi più gravi il malato si rivolge all’ospedale della wilaya e se questo non ha i mezzi necessari si ricorre all’ospedale nazionale. È chiaro che le strutture sanitarie sono comunque insufficienti; sussistono grazie agli aiuti umanitari che provengono dai paesi stranieri. Ad esempio non esiste l’energia elettrica continua e c’è penuria di macchinari e materiale sanitario.
Il comitato per l’educazione svolge il compito di supporto all’istruzione materna ed elementare all’interno delle dairas. Uno degli aspetti di cui i Saharawi vanno orgogliosi è la loro attenzione ai problemi dell’alfabetizzazione e della crescita culturale. Esistono tre ordini di scuola: le scuole materne, dai 5 agli 8 anni, le scuole elementari dai 9 ai 12 e l’insegnamento superiore che viene impartito nei due collegi nazionali 9 giugno e 12 ottobre. La scuola è obbligatoria soltanto per i primi due ordini di scuola. Le classi di alunni sono miste, e questo è un dato sorprendente in una regione che vede l’acutizzarsi dell’integralismo. Gli ultimi due anni delle elementari prevedono l’insegnamento della lingua spagnola. Le maestre delle scuole materne vengono di solito formate nell’istituto professionale femminile 27 febbraio dove imparano anche a dattilografare, ad insegnare le lingue straniere, a fare lavori di artigianato (tappeti, sartoria, utensileria). Gli studi liceali e universitari sono demandati alla volontà dei Paesi stranieri che sono solidali con i Saharawi i quali accolgono gli studenti e si preoccupano della loro formazione. Molti insegnanti si sono laureati in Algeria e a Cuba.
Il comitato di giustizia si occupa soprattutto delle questioni inerenti le celebrazioni di matrimoni o le pratiche di divorzio. Difatti, all’interno delle dairas, non esistono fenomeni significativi di delinquenza o violenza. Chiunque manifesti tali atteggiamenti non riceve punizioni di sorta né è costretto al carcere (una struttura assente) ma viene socialmente emarginato. Chiunque ha la possibilità di entrare in una tenda e partecipare alla vita familiare anche se sconosciuto. Tutto è rimesso alla responsabilità individuale nel comprendere se la propria presenza è o non è ben accetta. Se la visita è ben accetta lo si capisce in parte dal fatto che qualcuno si preoccupa immediatamente di preparare un buon tè. Il tè è una particolarità del popolo Saharawi, la sua preparazione è un rito collettivo che riveste un significato particolare. Le tre fasi di preparazione corrispondono a tre sapori differenti del tè di cui i Saharawi dicono corrispondere tre momenti. il primo tè è “amaro come la vita”, il secondo “dolce come l’amore” e il terzo “soave come la morte”.
Il comitato dell’alimentazione è l’organo portante dell’organizzazione sociale Saharawi. In pratica gestisce la distribuzione del materiale e dei viveri per il sostentamento della popolazione. Tutti gli aiuti che provengono dai Paesi solidali confluiscono nei comitati per l’alimentazione e vengono distribuiti secondo necessità. Per farsi un’idea, ogni famiglia riceve circa un chilo di carne (di solito cammello) al mese che viene distribuita in piccole strutture murarie nei pressi delle Wilayas. Nelle dairas ognuno svolge una mansione per la quale gli viene garantito il necessario per la sopravvivenza. Il problema dell’acqua viene affrontato con un servizio di autobotti che riforniscono le cisterne delle dairas.


La storia

Nel 1884 il trattato di Berlino disegna i confini del Sahara Occidentale, colonia spagnola abitata dal popolo Saharawi, rispetto al Marocco e Mauritania, colonie francesi. Nel 1973 si costituisce il Fronte Polisario (Fronte di Liberazione di Saguiat el Hamra e Rio de Oro), il cui obbiettivo è quello di combattere per l’indipendenza del popolo Saharawi e il riconoscimento della sua sovranità sulla propria terra. Il 1974 segna l’accordo di Rabat; Marocco e Mauritania decidono di spartirsi il territorio comprese le ingenti risorse naturali del Sahara Occidentale. Nel 1975 l’Onu riconosce il diritto all’indipendenza del popolo Saharawi. Lo stesso anno la Spagna cede il territorio al Marocco e alla Mauritania dopodiché il Marocco invade il territorio Saharawi combattendo la resistenza del Fronte Polisario. Una parte della popolazione civile, per sfuggire al genocidio si rifugia in territorio algerino, presso Tindouf dove lentamente si organizza in tendopoli. Il Marocco tenta di mascherare l’invasione tramite la Marcia Verde, insediando coloni marocchini nel territorio del Sahara Occidentale. L’anno seguente l’ONU denuncia l’accaduto ma senza intervenire concretamente. Si costituisce la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica) sul territorio dell’ex Sahara Occidentale. Sarà riconosciuta da 74 Paesi. La Spagna riconosce il Fronte Polisario. Nel 1982 la RASD è ammessa quale 51 esimo stato dell’OUA (Organizzazione dell’Unità Africana) e il Marocco per protesta se ne dissocia. Nel 1985 il Marocco si dichiara disponibile ad affrontare il referendum con il quale i Saharawi decideranno se optare per l’indipendenza o l’integrazione al Marocco. Nel 1988 l’ONU realizza un Piano di Pace e viene istituita la MINURSO, (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale). Nel 1989 il Parlamento Europeo adotta una risoluzione a favore dell’autodeterminazione e dell’indipendenza del popolo Saharawi. Nel 1991 il Marocco e il Fronte Polisario firmano un accordo nel quale si sancisce la tregua fino al 6 settembre 1991 e fissano un referendum per il gennaio del 1992 da eseguirsi secondo le liste del censimento spagnolo del 1974. Nel 1992 il Parlamento Europeo nega la concessione di nuovi aiuti al Marocco fin quando non adempirà alle risoluzioni ONU. Il comportamento del Marocco fino ad oggi è sempre stato discutibile tanto che il referendum non è ancora stato fatto.

Aspetti etnici

Il popolo Saharawi deriva dalla fusione di tribù berbere e beduine autoctone e di elementi arabo-yemeniti arrivati nel Maghreb fino al 1300. La lingua parlata è l’hassanya, un dialetto arabo tipico di molte popolazioni del Maghreb. Essendo stati coloni spagnoli hanno mantenuto l’insegnamento della lingua spagnola a testimonianza della volontà di fare un uso positivo delle tradizioni acquisite durante il periodo coloniale. La religione è islamica ma non risente delle pratiche integraliste: le donne ad esempio non hanno l’obbligo di portare il velo e non è proibito il divorzio. Il rapporto con la religione è molto intimista e vengono privilegiate le pratiche di culto individuali anziché quelle collettive.