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Teatro dell’oppresso: comunicazione e coscienza di gruppo

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Il teatro dell’oppressoComunicazione e coscienza di gruppoCorso di formazione realizzato presso La casa della nonviolenza di Griciglianadal 14 settembre al 6 ottobre 2002 Presentiamo l’esperienza del corso sul teatro dell’oppresso dal titolo “Il teatro dell’oppresso: comunicazione e coscienza di gruppo” che si è svolta dal 14 settembre al 6 ottobre presso la nascente “Casa della nonviolenza di Gricigliana“.Nadia SolitarioAbbiamo realizzato un laboratorio che si è svolto in tre fine-settimana con l’obiettivo di usare gli esercizi e le tecniche del teatro dell’oppresso come metodo per migliorare la comunicazione all’interno dei gruppi, per rafforzare la relazione tra chi lavora per obiettivi comuni e per coinvolgere i cittadini nelle iniziative di sensibilizzazione.Attraverso l’apprendimento dell’uso della tecnica del teatro-forum (rappresentazione scenica di dinamiche conflittuali aperte ai contributi degli spettatori-attori, i quali possono sostituirsi ai personaggi rappresentati) gli “attori” avevano l’obiettivo di riflettere su situazioni conflittuali rappresentate e stimolando la riflessione critica di chi osserva, facilitare l’uso di strategie creative per gestire il conflitto senza opprimere l’altro e senza rimanere oppressi, tutto questo lavorando per costruire uno spazio scenico coinvolgente, aperto ai contributi di tutti.Il corso ha avuto come luogo di svolgimento la località di Gricigliana nel comune di Cantagallo (PO) in un casolare circondato da boschi nel quale ha sede un progetto per realizzare una “casa della nonviolenza”, un luogo che già di per sé facilita l’incontro e la disposizione alla relazione con se stessi e con gli altri.E’ stata un’esperienza ricca, piena di stimoli: con un clima disteso e divertente grazie alle metodologie giocose che sono la base del lavoro di preparazione al teatro dell’oppresso.Il terzo fine-settimana che aveva come tema “Teatro forum: creatività e trasformazione dei conflitti: Il teatro forum e il coinvolgimento diretto degli spett-attori” si è concluso con un spettacolo aperto al pubblico che si è tenuto a Prato il 6 ottobre presso Il Centro Sociale M. Ventrone in via delle Gardenie.La potenzialità del teatro dell’oppresso e in particolare dello strumento del teatro forum è emersa dalla grande partecipazione del pubblico. Da noi “attori” era venuta la proposta di due modelli di situazioni: una situazione di mobbing sul luogo di lavoro e una scena di vita familiare. Abbiamo scelto di lavorare con il teatro-forum: come ho già detto questa tecnica presuppone la sostituzione degli “spett-attori” agli attori iniziali, con l’obiettivo di tirar fuori, attraverso un processo maieutico, soluzioni nuove e creative al modello conflittuale proposto.Diverse persone hanno visto nella situazione conflittuale di vita familiare proposta (scena in cui una madre oppressa si trovava a lottare con i bisogni delle figlie e del marito), le proprie difficoltà e i propri conflitti quotidiani proiettati nella scena.Molte delle persone che erano presenti allo spettacolo hanno partecipato mettendosi concretamente nei panni della madre, indossando il grembiule e provando a recitare il ruolo da ella rappresentato nell’interazione con gli altri personaggi. Sono venute fuori soluzioni molto creative e divertenti, modi di spiazzare chi in quel momento specifico rappresentava l’avversario, la causa delle proprie oppressioni. La rappresentazione delle soluzioni ha lasciato spazio ad una buona dose di umorismo.L’iniziativa ha avuto un grande successo e partendo da questa esperienza stiamo progettando iniziative future in cui la formazione diventi strumento di coinvolgimento, di divertimento e stimolo all’azione:BOX – Il teatro dell’oppresso è nato dall’impegno di Augusto Boal in Brasile, con l’obiettivo di usare le potenzialità del teatro per indagare comportamenti individuali e di gruppo che rispecchino i bisogni del nostro tempo. Attraverso esercizi di espressione teatrale, di interazione della propria identità nel gruppo si induce a rintracciare le forme di violenza fin dentro l’individuo che rappresenta nel micro le dinamiche di oppressione della società. Il teatro diventa stimolo al cambiamento sociale, alla comunicazione dei propri bisogni in uno spazio scenico in cui gli spett-attori (tutti partecipano attivamente alle dinamiche rappresentate) si mettono in gioco per risolvere conflitti sia di gruppo che personali o intra-personali. Attraverso il teatro si stimola la coscienza di gruppo, si fa esercizio di espressione di sé, si forma la base per la costruzione di relazione libere da ogni forma di oppressione, per combattere il senso d’impotenza riguardo il cambiamento della società.. L’idea del teatro dell’oppresso è l’idea di un “micro mondo” che può, come attraverso una lente di ingrandimento, far vedere i singoli meccanismi di oppressione del mondo sociale.
   

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