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Dossier China Time

Dossier China Time

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La Cina con i suoi milioni di abitanti, la sua cultura  e la sua economia rappresenta ormai una variabile rilevante per l Occidente. Un problema della Cina è un problema del mondo intero e lì di problemi ce ne sono parecchi.                                                                    Marcella Di Gregorio e Mario Lenzi La potenza economica cinese: un pericolo per EU e UsaDopo un periodo di crisi economica che ha coinvolto la totalità dell’Asia, la Cina ha rivoluzionato in parte la sua economia, scegliendo la strada dell’apertura del commercio e del potenziamento economico e conseguentemente politico uscendo così dal suo noto isolamento. Vi sono stati infatti due importanti cambiamenti sulla scena internazionale che stanno già portando importanti conseguenze non solo economiche ma anche politiche. Nel 2002 la Cina ha stipulato un accordo bilaterale con l’ASEAN per dare il via ad un area di libero scambio, provocando preoccupazioni considerevoli negli ambienti economici statunitensi, che rischiano di essere scalzati come principale forza politica-economica della zona asiatica. Ma l’evento forse più determinante, perché carico anche di un elevato valore simbolico, è stato senz’altro lingresso della Cina nel WTO nel 2001. I nuovi partner della Repubblica Popolare sanno che gli equilibri di potere economico subiranno inevitabilmente delle oscillazioni. L’apertura di un vasto mercato come quello cinese non può non essere visto come una grande occasione, ma Europa e Usa continuano ad essere allarmati dal rischio di delocalizzazione ed entrambi gareggiano per il primato di moneta preferita dalle banche centrali asiatiche. Le cifre a nostra disposizione mostrano un innegabile fenomeno di concorrenza asimmetrica pericolosa per leconomia europea e statunitense: un’ora di lavoro di un addetto non qualificato dell’industria manifatturiera costa soltanto 60 cent in Cina nonostante il PIL cresciuto del 9%. Gli Stati Uniti si vedono rincorsi da un concorrente che pare avviato ad una crescita economica senza battute di arresto. Già nel 2002, mentre lamministrazione Bush si era vista costretta a varare una manovra commerciale protezionistica, il Governo di Pechino si ergeva a capo di tutti i paesi promotori del libero mercato. Il capitale cinese sostiene la forza del dollaro, con investimenti nel 2001 di 51,8 miliardi di dollari in titoli federali e obbligazioni private, quindi Washington per questioni di stabilità finanziaria è sempre più legata ai piani di Pechino. La Ue, dal canto suo,  ha già in vigore forme di protezione commerciale, previsti dal regolamento dell’OMC contro gli atti di “concorrenza sleale” della Cina. L’effetto positivo del traino cinese è limitato anche per il resto dell’Asia che difficilmente riesce a battere la Cina che attrae maggiormente investimenti esteri delle imprese transnazionali. Molti paesi stanno trasferendo o impiantando ex novo in Cina produzioni manifatturiere sia a basso che a medio ed elevato contenuto tecnologico, con conseguenze pesanti per le industrie tessili del Pakistan e del software di Giappone e India. Ecco perché la Cina è riconosciuta in Asia come la regione leader, ma è anche temuta.  Si sono quindi delineate due visioni politiche opposte: una che vede nella Cina un’occasione di sviluppo, l’altra che teme la Cina, soprattutto in quei paesi che producono lo stesso tipo di merci.Conseguenze economiche e sociali interne al paeseL’ingresso nel WTO è stato il risultato di 20 anni di riforme economiche non del tutto positive. L’incremento produttivo ha generato un aumento generale dei prezzi, fenomeno nuovo per lo Stato cinese. Vi sono preoccupazioni interne sulla sostenibilità della crescita. Si teme l’eventualità di diminuzioni nella produzione che rischiano di portare molti stabilimenti alla chiusura ed insolvenza dei prestiti con le banche. Negli ultimi mesi Pechino è tornato indietro perfino sulla legge sul figlio unico, che imponeva attraverso aborti forzosi, una gravidanza al massimo per coppia. Dopo aver registrato un allarmante diminuzione della popolazione, la storica enorme massa di forza lavoro rischia di non essere più disponibile e ciò preannuncia danni per l’economia cinese basata, prima di tutto, su salari bassissimi. Pechino era riuscita a conciliare la transizione verso l’economia di mercato mantenendo elementi di economia centralizzata (es. grosse imprese statali che oggi hanno costi insostenibili) ma si accorge che per avere un ruolo ancora più significativo a livello internazionale deve riformarsi in termini “totalmente” capitalistici, mettendo in secondo piano gli inevitabili rischi sociali e politici interni. Il Governo è deciso sul suo nuovo volto capitalista anche se le attuali politiche rafforzano le disparità regionali ed hanno già oggi un effetto destabilizzante. Il rovescio della medaglia di un cambiamento economico che aumenta sempre più il divario tra ricchi e poveri. Se da un lato quindi la ricchezza del paese sia aumentata in misura esponenziale a beneficiarne per ora è solo una parte della popolo cinese. Nel giro di 10 anni 300 milioni di cinesi hanno visto magicamente aumentare il proprio reddito, sono aumentati i consumi di ogni tipo di bene determinando un cambiamento dell’intera struttura sociale del Paese. Altrettanto magicamente però le famiglie cinesi oggi non possono più contare su di un sistema di Welfare che garantisca almeno i servizi minimi.  Ripudiando tutte le politiche egualitarie di cui era simbolo, oggi in Cina tutti i servizi, compresi quelli essenziali, si pagano e molto. Sempre meno famiglie contadine possono permettersi di pagare gli studi dei propri figli per non parlare delle spese mediche. I conflitti e l’instabilità sociale causata da queste riforme economiche sono riportati ogni giorno dalla cronaca: casi sempre più frequenti di suicidi tra le classi più svantaggiate e tante improvvise esplosioni di conflittualità sociale nelle campagne, contadini che si ribellano contro i capi-partito che li privano delle loro terre, unica fonte di sostentamento.  I segnali di oggi fanno pensare che il rapido mutarsi della Cina da arretrata società agricola in potenza economica mondiale, abbia esaurito il suo effetto di distribuzione della ricchezza a tutti i suoi abitanti e si avvii sempre più ad accentuare enormi disuguaglianze. Una democrazia di facciataNon bisogna dimenticare che la Cina rimane una Repubblica Popolare con il Partito Comunista ancora unico e onnipotente e le libertà dell’individuo sono limitate.Il processo di democratizzazione può essere per molti aspetti considerato fittizio. Lo Stato continua ad avere ampio potere di controllo su ogni aspetto della vita dei cinesi. Questo stato di cose è ufficiale e scritto nella Costituzione cinese sotto il nome di Teoria delle Tre Rappresentanze (forza produttiva, cultura e interesse del popolo) che fanno tutte capo al Partito Unico. Il capitalismo alla maniera cinese porterà un effimero benessere ma non favorirà la democrazia, al contrario rafforzerà il regime. Da lesperienza di Tien An Men in Cina le sole forme di dissenso politico vengono dalla cultura, dalla religione (Falun Gong, setta religiosa assimilabile al buddismo e la Chiesa Cattolica) e dai movimenti separatisti (i movimenti tibetani e degli uiguri in Xingjiang). Un dato inquietante che ci mostra la realtà ancora di regime della Cina, è la quantità di esecuzioni capitali annuali di questo paese. Secondo la stime di Amnesty International solo nel 2003 ci sono state più di 1639 condanne a morte e la stessa organizzazione dichiara che nella realtà le cifre aumentano. Nell’ottobre scorso è stata organizzata una gita “premio” per alcune scolaresche verso il palazzetto dello sport di Changsha dove si sarebbe tenuta in diretta l’esecuzione di sei condannati a morte. Alunni bambini e adolescenti insieme ad altri 2500 spettatori chiamati ad assistere ad un evento che è considerato più che normale nella società cinese. Nulla pare abbastanza crudele da porre dubbi sulla pena di morte, neanche che tra i condannati vi fosse una giovane donna arrestata dalla squadra narcotici per possesso d’eroina. Il giorno dell’arresto era incinta e la sera stessa era stata costretta ad abortire perché il codice penale cinese vieta l’esecuzione di donne in stato interessante. I reati per cui è prevista la pena capitale sono infatti 69 (49 reati in più rispetto alle leggi dell’Impero pre-rivoluzione), tra essi c’è anche la falsificazione di banconote, il contrabbando e la profanazione delle tombe. All’interno del paese cominciano “proteste” contro questo ordinamento, componenti di partito soprattutto docenti e studiosi, voci però inascoltate dalla maggior parte dell’opinione pubblica estera e interna. Nonostante il popolo cinese sia vessato da un ordine giudiziario e di polizia che utilizza in maniera diffusa la tortura e limiti la libertà di pensiero, sembra abbastanza compatto e favorevole alla pena di morte. Ciò è espressione non di una cultura sanguinaria ma di un malessere e di una forte tensione alimentata dagli stessi governanti. Milioni di cittadini cinesi si trovano messi con le spalle al muro dalle riforme economiche. La violenza del regime si manifesta sotto ogni forma, persino nella struttura degli edifici di alcune università che sono progettate in modo da evitare ogni contatto tra studenti ricchi e studenti poveri. Quest’ultimi sono risultati più a rischio di turbe psichiche da alcuni studiosi e i casi di episodi di violenza in aumento nelle scuole (stile Coloumbine negli Usa) sembrano dare loro ragione. Il giustizialismo dei cittadini è dunque da considerarsi ispirato dallo Stato stesso soprattutto quando a subire le tirannie dei giudici è solo la gente comune mentre i funzionari di partito continuano ad avere privilegi e protezioni indiscutibili.
Una cultura uccisa due volteNei grandi cambiamenti avvenuti in Cina negli ultimi 20 anni si può leggere la tendenza di uno stato a costruirsi il futuro rigettando il passato. Sono ferite per molti cinesi  ancora  aperte, quelle inferte dalla inesorabile distruzione della propria antichissima cultura  portata avanti dalle fedeli Guardie Rosse di Mao durante la Rivoluzione culturale. Su quelle stesse ferite oggi è come se fosse gettato del sale e la millenaria cultura cinese viene cancellata di nuovo. Dal 49 si è costruito molto in Cina, anche fisicamente. Ma gli stessi macchinari che edificavano allo stesso tempo distruggevano secoli di arte e cultura che si esprimevano per esempio dalla splendida Pechino, città che prima di quegli anni era unica al mondo. Tutte le tradizioni popolari più diffuse furono dichiarate illegali. Il “piccolo gioco” , cioè il piacere di allevare animali vari come i grilli canterini o i piccioni ai quali erano legati dei minuscoli fischietti di bambù che risuonavano durante il loro volo, era stato abolito come uno “spreco borghese”. Oggi il delitto è consumato attraverso una selvaggia occidentalizzazione di tutto e soprattutto del quotidiano della gente comune. Le grandi metropoli cinesi sono il simbolo dell’espansione della Cina come potenza economica mondiale e gli sforzi degli architetti ingaggiati dal Governo sono tutti ispirati dalla indispensabile necessità di dimostrare l’omologazione all’occidente come una prova del libero mercato, poco importa se ciò significherà la fine di una cultura millenaria e dell’identità di un popolo. Una volta il traffico della capitale cinese era fatto di biciclette, oggi al posto delle biciclette ci sono le automobili che riempiono le città di fuliggine, smog e grigio fumo. L’aria soprattutto nelle zone industriali presenta il tasso di inquinamento più elevato del mondo. La violenta urbanizzazione delle città alla maniera occidentale sta cancellando la nozione di spazio pubblico: grattacieli e piazze in cui la gente non può riconoscersi e incontrarsi se non omologandosi. Questo tipo di modernizzazione in Cina è stato imposto dall’alto, ci troviamo di fronte ad una nuova rivoluzione culturale che di popolare ha soltanto le sue vittime. Cinesi che vengono costantemente fidelizzati dalle più grandi aziende che investono in questo mare di possibili compratori. Cinesi rincorsi perché sono pieni di denaro da investire, adulati e illusi come tutti noi che viviamo nella parte ricca e opulenta del mondo. Cinesi vestiti come tutte le élite dell’Europa, Stati Uniti o Giappone, bombardati dagli stessi cartelloni pubblicitari, dagli stessi messaggi. Buona parte della stampa comincia a manifestare apertamente il suo dissenso verso una politica di sviluppo che riduce il paese allo status di laboratorio per la sperimentazione degli effetti della globalizzazione e non lascia il tempo agli studiosi locali (es. architetti) di elaborare proposte più rispettose della differenza con l’occidente. Uiguri: musulmani in Cina persi lungo l’antica “Via della Seta”Il popolo degli uiguri è una etnia di otto milioni di persone che costituiscono la più grande comunità musulmana della Cina. Vivono nella regione dello Xinjiang (nord ovest del paese) e sono portatori di caratteri e cultura profondamente differenti da quelli della maggioranza Han, i cinesi puri che vivono in quella zona, figli di oltre 40mila contadini che a partire dagli anni 50 hanno colonizzato questa sconfinata regione a forza di zappa e fucile. Molti di loro furono mandati a forza dal Partito in quella terra di confine che fin dall’epoca imperiale è sempre stata considerata come strategica. Il popolo degli uiguri ha subito una vera e propria violenta invasione, che gli ha portati oggi a rappresentare meno della metà del totale degli abitanti e ad una lenta scomparsa della loro cultura. Nonostante la regione goda di una ufficiale autonomia, nella stessa capitale Urumqi è difficilissimo trovare una macelleria islamica o una moschea. Sotto la dittatura di Pechino sono stati privati di ogni libertà d’associazione, parola e culto e ogni tentativo di dissenso è stato represso nel sangue. L’11 settembre ha fornito ai cinesi l’opportunità per legittimare le violazioni dei diritti umani ai danni degli Uiguri, ed etichettarli come estremisti religiosi e terroristi. I cinesi hanno dichiarato più volte, con argomentazioni deboli e prove solo indiziarie, che esistono gruppi organizzati di uiguri, che utilizzano gli strumenti del terrorismo non solo per l’indipendenza dello Xinjang dalla Cina, ma che agiscono e hanno agito in Afghanistan e in stretto contatto con Bin Laden. Dubbi sulla veridicità delle tesi cinesi sarebbero leciti soprattutto nella parte in cui le sommosse e le bombe degli uiguri sono strettamente collegate alle reti di Al Qaeda come tentativi di imporre il verbo del Corano. Più plausibilmente sono da considerarsi come disperate reazioni di un popolo da cinquantanni represso nella propria terra. Gli uiguri non possono sperare in un sostegno allargato, troppe caratteristiche della loro vicenda giocano in loro sfavore. Prima tra tutte il fatto di risiedere sopra uno dei più grossi giacimenti di petrolio rimasti al mondo le cui riserve, negli anni a venire saranno il motore dello sviluppo industriale della Cina. Altrettanto importante il fatto che siano di religione musulmana, ciò ha fatto chiudere tutte e due gli occhi degli Stati Uniti sugli innumerevoli atti di violazione dei diritti umani, individuando nella Cina un fedele quanto necessario alleato nelle questioni internazionali, soprattutto alla luce della crescente economia cinese. Ruolo della Cina nel nuovo ordine mondialePer sostenere la crescita tumultuosa della produzione, la Cina punta ad entrare nel mercato petrolifero mondiale chiedendo sempre più risorse e questo porta in alto i prezzi di tutte le materie prime. Il popolo cinese è oramai il terzo maggiore consumatore di petrolio e si prevede che in futuro il suo consumo si decuplicherà.L’ottimismo americano sul “petrolio infinito” è assurdo,in realtà le riserve petrolifere americane si stanno prosciugando. Dal 1973 la produzione di greggio è diminuita del 25%. Oggi più di allora gli Stati Uniti sono fortemente dipendenti dalle importazioni. Nei rapporti ambigui tra Cina e Usa c’è quindi di mezzo, ancora una volta, il petrolio.  Quello delle isole Spratly, un arcipelago conteso nel Mar della Cina che potrebbe essere un nuovo Golfo Persico, oltre a quello della regione dello Xinjiang nel nord-ovest cinese. Queste grandi riserve sono considerate vitali per il futuro della Cina. Oggi la Cina persegue una politica estera indipendente rispetto a Washington. Desiderosa di avere con l’Europa un rapporto privilegiato, mostra un profilo dichiaratamente assertivo anche in occasione delle assemblee del Fondo Monetario, chiedendo di garantire ai paesi in via di sviluppo tecnologia e accesso pieno ai mercati ricchi e di modificare il sistema di rappresentanza al FMI visto che la partecipazione dei paesi in via di sviluppo all’economia mondiale non vi è adeguatamente riflessaInsomma, un attacco inequivocabile per affermare una fisionomia multipolare dell’economia mondiale. Tale presa di posizione è assolutamente inconciliabile con la visione della Casa Bianca che pone gli Stati Uniti come capo indiscusso del nuovo riordino mondiale inaugurato in Afghanistan. Bush, con il sostegno dei conservatori, ancora prima del suo mandato presidenziale, aveva dichiarato in campagna elettorale che la Cina era un nemico e non un partner strategico. La sua politica dimostra di agire con l’obiettivo  dell’assoggettamento della Cina e non si preoccupa di tenerlo segreto, creando una grave atmosfera di antagonismo e uno strappo con la politica estera del suo predecessore Clinton e dello stesso Bush senior. Attualmente il Governo starebbe cercando di contenere la Cina attraverso una rete crescente di alleanze regionali specialmente con l’India. Questa linea contrappone gli Stati Uniti non solo alla Cina, ma anche all’Europa che non sembra affatto incline a vedere nella Cina un nemico, considerando ovviamente preziosa la complementarità economica con la Repubblica popolare. 2000 il Pentagono, a firma di Donald Rumsfeld, emise un documento, leggibile anche su internet, dove è scritto che il nemico principale degli Usa nell’anno 2017 sarà la Cina. Per quella data la Cina avrà raggiunto lo sviluppo necessario per prendere decisioni senza chiedere il permesso degli Usa, e gli americani si stanno già preparando al riarmo, scudo spaziale compreso. Forse solo allora gli Usa tireranno fuori la questione dei “diritti umani” fino ad oggi taciuta. LA CINA NELLA STORIA: una cronologia semplificataAlle culture neolitiche e alla leggendaria dinastia Hsia (1800-1500 a.C.) succede1500-1000 la dinastia SHANG; essa fonda uno Stato feudale retto da un sovrano che esercita     anche le funzioni di sommo sacerdote. Le città sono cinte di mura e si conosce il carro da guerra.1000-250 dinastia dei CHOU (occidentali e orientali): lo Stato feudale con le terre del re al centro, circondate dai domini dei vassalli, porta ad un indebolimento del potere sovrano a favore dei feudatari, sempre più indipendenti; il paese è devastato da continue guerre che determinano il frazionamento della Cina, dando luogo a quella che viene definita403-221 epoca CHAN-KUO (PERIODO DEI REGNI COMBATTENTI). Acquistano importanza le città come centri amministrativi e sorge una borghesia.VI secolo a. C. : epoca di CONFUCIO e di  LAO-TSE.KUNG FU-TZU (Confucio) 551-479: è un uomo di Stato, filosofo e moralista; propone l’etica del dovere ed il rispetto delle gerarchie per realizzare l’armonia nei rapporti sociali e politici.LAO-TSE :è un mistico che preferisce la solitudine delle montagne; centro della sua dottrina è il TAO (la Via), principio che guida l’universo, origine di tutto quello che esiste e fonte di verità.221 Cheng, re di Ch’in  annette i sei Stati che si contendono il territorio cinese; uso di armi di ferro anziché di bronzo.221-206 dinastia CH’IN. Si istituisce uno stato unitario centralizzato, unificando pesi e misure, monete e scrittura; costruzione della GRANDE MURAGLIA come difesa dagli attacchi degli Unni, provenienti da Nord.206 a.C. – 9 d.C. dinastia degli HAN occidentali: si rafforza uno Stato burocratico con un efficiente sistema di esazione delle imposte, sorveglianza dei sistemi di irrigazione, organizzazione del commercio. L’apice della potenza è raggiunto con l’imperatore WU-TI (140-87 a.C.), che lotta vittoriosamente contro gli Unni.25-220 d.C. dinastia degli HAN orientali: dopo un periodo di anarchia e di lotte fra le famiglie nobili, con LIU-HSIU, discendente degli imperatori Han, si apre un periodo di nuova fioritura per la Cina. Commercio oltremare: esportazione della seta fin nell’Impero Romano, invenzione della carta.200-1200 dinastie TANG (618-907) e SUNG (960-1279): è il medioevo cinese, epoca in cui si alternano momenti di crisi e di splendore (scelta dei funzionari imperiali mediante esami letterari, costruzione del Canale Imperiale che collega lo Yang-tse con lo Hoang-ho, invenzione di polvere da sparostampaporcellana).1264-1368 dominazione mongola in Cina: Genghiz-Khan conquista Pechino nel 1215, il nipote Kublai, proclamato, Gran Khan completa la conquista del Regno Sung (1268-79) e fonda la dinastia imperiale Yuan, che reggerà la Cina fino al 1368. Marco Polo nel 1275 aveva raggiunto Pechino, dove ottenuta la fiducia dell’imperatore ebbe modo di acquistare una ampia conoscenza della Cina, che diffonderà in Europa attraverso il suo libro “IL MILIONE”.1368-1644 dinastia MING: un monaco buddista caccia l’ultimo imperatore mongolo e fonda una nuova dinastia nazionale; si rafforza il potere dei MANDARINI, la più alta casta dei funzionari. Per difendere il confine settentrionale viene ampliata la GRANDE MURAGLIA, fortificazione lunga 2450 km, larga 16 m, alta 8 m. A MACAO nel 1557 si costituisce una centrale commerciale europea gestita dai portoghesi, contro il pagamento dei tributi. Sono portate alla perfezione le porcellane colorate Ming e l’arte del giardino cinese; sviluppo della medicina cinese e della tecnica dell’agopuntura.Dopo terribili rivolte interne nel XVIII secolo con la dinastia MANCESE l’impero cinese raggiunge la massima estensione territoriale: conquista della Birmania (1767-69), del Tibet (1791-92).1840-42 GUERRA DELL’OPPIO: emerge la debolezza militare cinese di fronte alle armi europee; la Gran Bretagna ottiene mano libera nel commercio dell’oppio e la cessione di Hong Kong. Il decadente Impero Manciù è costretto ad aprire le porte al commercio delle potenze europee ed alle missioni cristiane.1898 movimento xenofobo dei BOXER come reazione alla penetrazione occidentale 1905 nascita del movimento nazionalista KUOMINTANG (partito nazionale del popolo)   1911 rivoluzione dei Giovani Cinesi: abdicazione della dinastia Manciù e proclamazione della REPUBBLICA.1916-26 guerre dei generali (i SIGNORI DELLA GUERRA): eserciti mercenari, sostenuti da inglesi, americani, giapponesi, combattono fra loro per il possesso di Pechino1923 collaborazione tra il KUOMINTANG e il Partito Comunista Cinese, fondato nel 1921 da MAO TSE-TUNG1927 governo nazionalista di CHIANG KAI-SHEK che perseguita i comunisti e reprime le rivolte contadine1930-35 guerra civile: l’ARMATA ROSSA comunista contro il KUOMINTANG nazionalista; lunga marcia verso Nord, guidata da MAO, per sottrarsi alla distruzione e resistere nella repubblica comunista fondata a Yenan, nello Shansi.1937-45 guerra cino-giapponese: sospensione della guerra civile ed alleanza tra comunisti e nazionalisti sotto il comando di CHIANG KAI-SHEK.1949 proclamazione della REPUBBLICA POPOLARE CINESE: dopo la fine dell’occupazione giapponese la guerra civile riprende con la vittoria dei comunisti; sconfitto da MAO, il capo del Kuomintang CHIANG KAI-SHEK si rifugia nell’isola di Formosa (Taiwan).1954 Nuova Costituzione: la Cina comunista è una “dittatura democratico-popolare“; realizzazione delle RIFORME AGRARIE.1958 Istituzione delle COMUNI POPOLARI (compagnie di lavoro con vitto e alloggio in comune); fallimento del “grande balzo in avanti”: gli sforzi per una rapida espansione economica non danno i risultati sperati.1966 RIVOLUZIONE CULTURALE: gli studenti incoraggiati da Mao sono le GUARDIE ROSSE che attaccano l’opposizione alla linea di Mao nel partito.1969 scontri con l’URSS sul confine dell’Ussuri, dopo la rottura ideologica e politica con il partito comunista sovietico, accusato di tradimento del marxismo-leninismo.1976 morte di MAO TSE-TUNG1977 riabilitazione di DENG XIAO-PING: viaggio negli U.S.A. per accordi politici ed economici, revisionismo ideologico (rispetto all’egualitarismo di Mao) e cauta apertura alle economie occidentali1989 repressione di piazza TIENANMEN: le manifestazioni studentesche per la democratizzazione del regime sono soffocate nel sangue per ordine di DENG.1992 congresso del Partito comunista che segna il passaggio alla ECONOMIA SOCIALISTA DI MERCATO.Riferimenti bibliografici CINA, TRA PROGRESSO E CONSERVAZIONE Luci e ombre sulla via della democratizzazioneEquilibri.net (26 Aprile 2004) CHI HA PAURA DELLA CINAdi Ferdinando TargettiLUnità LA CINA DOPO IL WTOMultipolarismo anche in economia
di Antonio Pollio SalimbeniEconomia e Diritto CINA, UN COLOSSO ECONOMICO IN MOVIMENTOdi Luca Alfieri  (19.03.2004) Federico RampiniLa Repubblica 
Ottobre 2004 – 6 Ottobre 2004 – 28 Ottobre) LA PORTA PROIBITATiziano TerzaniTEA 2004 Alessandro MarescottiPeacelink (21 Agosto 2004) TURCHI DI CINADi Stephen SullivanVolontari per lo sviluppo (Maggio 2004) TIENANMEN 4 GIUGNO 1989Di Raffaele Ibba  (5 Giugno 2004) GLI STATI UNITI USANO IL CONFLITTO PER ACCAPARRARSI LE ULTIME RISORSE DISPONIBILIdi Giulietto ChiesaFonte: Avvenimenti, 21 giugno 2002 SIRIANI SOTTO TIRO. I PROSSIMI POTREBBERO ESSERE LORO O GLI IRANIANI. MA ALLA FINE TOCCHERA ALLA CINA.di Giulietto Chiesa, dalla rivista “Avvenimenti” nr. 15 del 18 aprile 2003 SINDROME ANTI-CINESERitt Goldstein, traduzione di Marina Impallomeni, Il Manifesto 19 luglio 2003 EDITORIALETra Cina e Stati Uniti: un contenzioso superabileInattaccabile primato statunitense o “mondo multipolare”?di Enrica Collotti Pischel LA GUERRA INFINITADi Giulietto ChiesaFELTRINELLI 2002 
   

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