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Bambini a Cuba

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Bambini a Cuba

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Questo dossier Ë la presentazione del lavoro che l’UNICEF ha pubblicato col titolo ìBambini a Cubaî e noi lo mostriamo quasi intero, con piccoli ritagli. Ci Ë sembrato un ottimo lavoro che presenta con completezza le problematiche e le prospettive di questo paese alle soglie del 2000.

ì… Come si vive oggi a Cuba, tra la memoria del passato e la necessit‡ di uscire dall’isolamento?
Il malessere di Cuba Ë soprattutto generazionale. Chi ha l’et‡ per ricordare il regime di Batista, tiene nel cuore la rivoluzione come il momento della rinascita. I giovani invece sognano l’occidente, cosÏ come l’hanno sognato molti giovani dell’Europa dell’Est prima della caduta del muro di Berlino. Ma a differenza di quanto Ë avvenuto nel 1989, oggi nessuno ignora quali costi abbia avuto il repentino passaggio dall’economia pianificata all’economia di mercato.
Come pi˘ volte ha denunciato l’UNICEF, il periodo di transizione ha di fatto comportato per milioni di bambini dell’Europa dell’Est la negazione dei diritti pi˘ elementari. La liberalizzazione dell’economia non Ë una panacea miracolosa, non basta raggiungere un’altra sponda per trovare ricchezza e felicit‡. E questo vale per i cubani che tentano di raggiungere le coste della Florida come per gli albanesi che sfidano le correnti del canale di Otranto.
Fidel Castro, a partire dagli anni ’90, ha dato segnali di apertura autorizzando gli investimenti stranieri e l’iniziativa privata; la grande sfida negli anni a venire sar‡ quella di non sacrificare sull’altare della liberalizzazione selvaggia quanto Ë stato realizzato sul piano sociale e assistenziale. Basta soltanto confrontare i dati sull’istruzione, sulla salute, sull’alfabetizzazione con quelli di tutti i paesi latinoamericani.
Ma sul futuro di Cuba incombe minacciosa l’arma dell’embargo economico, uno strumento che non Ë mai riuscito a rovesciare i regimi liberticidi ma solo ad affamare la popolazione civile vanificando anche i risultati ottenuti.
In questo dossier emerge con chiarezza quanta attenzione sia sempre stata dedicata alle politiche per l’infanzia, quanto ogni strategia abbia dato la priorit‡ ai bambini. Come stabilisce la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, il benessere dei bambini non dipende tanto dalla ricchezza di un paese quanto dalle scelte politiche che ne determinano gli investimenti.î

DALLA RIVOLUZIONE ALLA DOLLARIZZAZIONE

Quando Fidel Castro prese il potere, nel 1959, il capitale statunitense controllava il 90 per cento del settore minerario, l’80 per cento delle ferrovie e dei servizi, il 40 per cento degli zuccherifici. L’economia del paese comunque si basava principalmente sulla monocoltura della canna da zucchero. Alle poche centinaia di latifondisti o di grandi aziende agroproduttrici si contrapponevano le masse contadine, in condizioni di estrema arretratezza. La riforma fondiaria fu la prima preoccupazione del governo castrista. Inizialmente i latifondi espropriati vennero in parte assegnati a famiglie di contadini, in parte trasformati in cooperative agricole poi, con l’intenzione di incrementarne la produttivit‡, le terre furono nazionalizzate e si costituirono grandi aziende di Stato, sull’esempio di quelle sovietiche.
Nel 1960 vennero nazionalizzati industrie, banche, imprese commerciali, servizi pubblici, trasporti e furono espropriate senza indennizzo le propriet‡ americane. Per ritorsione, nel 1962, Washington decise l’embargo economico sui prodotti cubani (al quale hanno poi aderito vari altri paesi) e Castro siglÚ un patto di mutua assistenza con Mosca. Tale accordo, sul quale si Ë retta per trent’anni la politica economica del paese, prevedeva la cessione all’URSS della maggior parte dello zucchero cubano in cambio di forniture di petrolio. Il sostegno sovietico ha permesso un miglioramento del tenore di vita della popolazione, che ha potuto fruire di servizi scolastici e sanitari di eccezionale livello; ma ha impedito di fatto il decollo dell’economia del paese. Allo zucchero fu sacrificato tutto: la diversificazione delle produzioni agricole, l’attivit‡ mineraria, lo sviluppo delle industrie, lo stesso turismo.

La fine della guerra fredda

Con la caduta e la disgregazione dell’URSS e del mondo socialista europeo, con cui si teneva l’85 per cento dei rapporti commerciali e da cui erano provenute negli ultimi trenta anni la tecnologia, le macchine e le informazioni scientifiche, Cuba Ë andata incontro a una gravissima crisi. Improvvisamente, gi‡ colpita dall’embargo statunitense, si Ë trovata completamente isolata e soprattutto senza il prezioso petrolio, che Ë scomparso lasciando l’isola praticamente senza energia. Con l’inizio di un periodo di austerit‡ strettissima, definito da Castro “Periodo speciale in tempo di pace”, le condizioni di vita dei cubani sono diventate molto difficili.
Per molte ore al giorno non veniva erogata energia elettrica, lasciando migliaia di persone senza luce; molte industrie sono state costrette a chiudere e molti generi di prima necessit‡ sono rapidamente scomparsi dal mercato . Anche le condizioni sanitarie sono peggiorate.
Per mancanza di benzina le automobili sono state sostituite dalle biciclette. L’aperto malcontento diffuso nell’isola ha costretto migliaia di persone a cercare la via della fuga. Nell’agosto del 1994, dopo l’esodo dei “balseros” (cosÏ sono stati chiamati i circa trentamila cubani che hanno abbandonato l’isola via mare su rudimentali zattere, dette appunto balsas), il fermento Ë sfociato nella prima manifestazione contro il regime dal 1959.
A seguito di questi episodi il Governo Ë stato costretto ad accelerare il processo di riforma economico, avviato nel luglio 1993. E’ stato legalizzato il possesso dei dollari e sono stati autorizzati gli investimenti stranieri: nonostante l’embargo statunitense sono state istituite numerose joint ventures soprattutto nel settore minerario e petrolifero e in quello turistico. Si Ë dato in qualche misura maggiore spazio alle iniziative private: i mercatini di villaggio, proibiti dal 1986 sono stati nuovamente autorizzati ed Ë stato consentito di esercitare varie professioni, attivit‡ commerciali e di aprire aziende. Per controbilanciare i tagli agli organici dell’amministrazione statale e degli enti pubblici Ë stato prospettato lo sviluppo della piccola impresa.
Senza rinnegare il suo carattere socialista, il regime ha cosÏ avviato la liberalizzazione dell’economia; le entrate del paese sono comunque al di sotto del livello necessario a soddisfare i bisogni primari della popolazione.
Ciononostante si continua ad assistere alla crescita della povert‡, a forti disuguaglianze economiche, a fenomeni come la diffusione della prostituzione. Inoltre la rapida “dollarizzazione” dell’economia spinge la popolazione a trovare il modo, a volte illegale o illecito, per acquisire valuta pregiata e accedere a servizi o prodotti, altrimenti inavvicinabili. Solo la normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti e degli altri paesi aderenti all’embargo potrebbe favorire l’accesso ai finanziamenti esteri necessari per porre rimedio alla situazione e per attenuare il costo sociale delle riforme. Negli anni 1994-95 si era intravista la possibilit‡ di riaprire un dialogo con gli Stati Uniti, ma nel 1996, con la legge Helens-Benton, si Ë avuto un ulteriore inasprimento dell’embargo, nonostante le perplessit‡ dell’Unione europea e dei governi latino-americani.

PER LE STRADE DI L’AVANA

Arriviamo a Cuba alle 4 del mattino. Sulle vetrate dell’aeroporto a grandi caratteri c’Ë scritto “Por la solidaridad antimperailista la paz y la amistad”: Ë una frase che leggeremo spesso nel corso del nostro viaggio.
Quando arriva la nostra amica su un taxi azzurro, tipica automobile americana degli anni 50, ci invita a far finta di essere amiche del tassista perchË non Ë uno “regolare”, Ë uno dei tanti cubani che cerca un modo per tirar su qualche dollaro. Una corsa di cinque chilometri equivale a mezzo stipendio mensile di un medico…
Come si vive a Cuba in questo periodo? Difficile dirlo, come Ë difficile trovare un punto di vista comune tra le tante persone incontrate nel corso del nostro viaggio. Chi viene dall’estero rimane particolarmente colpito da questa vera e propria doppia economia. Da un lato il mercato in dollari, legato principalmente al turismo e a tutte le attivit‡ – pi˘ o meno lecite – ad esso collegate. Dall’altro l’economica in pesos cubani: con la valuta nazionale vengono pagati i salari e fissati i prezzi dei beni di consumo, venduti i prodotti ai cubani.
Se la forza della rivoluzione era proprio nel fatto che veniva garantita l’uguaglianza, oggi le sperequazioni economiche l’hanno di fatto vanificata. Solo le persone che riescono in qualche modo a procurarsi i dollari, possono accedere a beni altrimenti irraggiungibili
Chi ricorda come si viveva prima della rivoluzione ne apprezza il valore. Penso a Caritad, la nonna di Xenia, l’amica che ci ha accompagnato durante il nostro soggiorno a L’Avana. Lei Ë sempre vissuta in una piccolissima casa con terrazzo sulla piazza della Cattedrale. In una delle nostre chiacchierate mattutine, ci ha parlato di quanto i giovani non si rendanoÜconto di quello che ha significato la rivoluzione, a partire dallo stesso quartiere in cui lei ha sempre vissuto, L’Avana Vecchia. Prima del ‘59 era un vero e proprio bordello, meta di statunitensi pi˘ o meno ricchi, a Cuba per commercio e affari, che passavano il loro tempo nelle case di tolleranza di cui il quartiere pullulava. Musica, balli, alcool, miseria e prostituzione caratterizzavano la quotidianit‡ in questo antico quartiere della citt‡.
¥La Rivoluzione – continua Caritad – ci ha dato dignit‡, ci ha permesso di prendere in mano le nostre vite. Ci ha insegnato il valore dell’istruzione, dell’equit‡, di avere tutti cibo e medicine… tutto questo i giovani di oggi non riescono a comprenderlo… Fuma il sigaro e guarda lontano mentre parla. ¥Qui chi vuole trova lavoro. Le ragazze che vedete con gli stranieri non vogliono lavorare, amano il guadagno facile… Sotto questo aspetto il turismo sembra essere un vero e proprio cancro perchË sta dando vita a un florido mercato della prostituzione. Indubbiamente costituisce un’importantissima fonte di valuta straniera per l’economia del paese. Ma molti turisti che abbiamo incontrato sfruttano il loro potere d’acquisto e considerano le persone stesse come merce.
Ma c’Ë anche chi non vede l’ora di passare a una fase successiva, come un ragazzo che ci avvicina mentre passeggiamo per il centro della citt‡.
Ci parla in maniera concitata, sottovoce: ¥Tutto finir‡ quando morir‡ Fidel Castro, finalmente ci apriremo completamente all’esterno, saremo come voi… Anche a Cuba, quindi, l’occidente viene visto da alcuni come un mito, un futuro al quale aspirare. CosÏ Ë stato per i tanti balseros, cosÏ per le tante ragazze che sperano di lasciare il paese, magari grazie al matrimonio con uno straniero.
Curioso perÚ rendersi conto di quanto la vita su quest’isola, con tutte le difficolt‡ che comporta, ci abbia incantato anche avendo avuto la possibilit‡ di viverci soltanto per poche settimane. A noi Ë sembrata comunque una vita a dimensione pi˘ umana, incentrata sul valore dell’istruzione, della crescita culturale, sulle relazioni sociali in cui i bambini hanno sempre la priorit‡.

LA STRATEGIA DELL’UNICEF

Il giorno successivo al nostro arrivo siamo state gentilmente ricevute dal Rappresentante UNICEF di Cuba, Luis Zuniga Zarate, insieme ai suoi collaboratori.
Ci ha illustrato a grandi linee l’attivit‡ che l’UNICEF svolge nel paese, in questa delicata fase di transizione simile a quella vissuta da molti paesi dell’Europa orientale e in momento in cui la riduzione dell’accesso ai crediti, alle materie prime, agli aiuti esteri e all’esportazione in generale ha provocato una grave recessione economica con conseguenti tagli alla spesa pubblica.
Obiettivo dell’UNICEF Ë quello di mantenere i risultati raggiunti in oltre trent’anni di sviluppo sociale, in campo sanitario, nell’istruzione, e nell’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici. Per questa ragione sta collaborando strettamente con il Governo che ha redatto un Piano di Azione per l’Infanzia, suddiviso in quindici Piani di Azione provinciali calibrati a seconda delle esigenze e dei bisogni locali.
L’UNICEF opera nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e della Convenzione per l’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei Confronti delle Donne, cercando un ampio coinvolgimento della popolazione, che trova la sua massima espressione nel programma “Para la vida”. 

Le sfide dell’educazione cubana

Negli ultimi 7 anni, Cuba ha raggiunto il pi˘ alto livello di istruzione scolastica di tutta l’America Latina. Attualmente il livello medio d’istruzione della popolazione Ë attorno al nono grado, con una istruzione elementare del 100%, un’educazione prescolatica che coinvolge l’86,9% dei bambini e delle bambine e un tasso di analfabetismo di circa 1,5%.
Per mantenere questi risultati Ë necessario migliorare la qualit‡ dell’educazione, dando un’attenzione particolare alla capacit‡ di socializzare dei bambini prima di entrare nel mondo della scuola, in modo da migliorare le loro possibilit‡ di apprendimento e sviluppo. 
Inoltre, date le responsabilit‡ scolastiche e il ruolo di leader comunitari degli insegnanti degli asili e delle scuole elementari, Ë necessario fornire loro una speciale assistenza per aiutarli a essere al passo con i cambiamenti culturali in atto. Accanto a questo impegno, occorre un costante monitoraggio dei risultati scolastici.
Il programma dell’UNICEF sull’educazione mira a coinvolgere tutta la popolazione e a raggiungere tutte la aree del paese. 

Il programma comprende tre aspetti: educazione primaria, il progetto di educazione comunitaria ÏPara la vidaÓ e uno sulla qualit‡ dell’educazione; esso viene realizzato insieme al Ministero dell’Educazione con il sostegno del Dipartimento di Educazione sanitaria del Ministero della Sanit‡ Pubblica, dell’Istituto Cubano di Radio e Televisione e col contributo della Federazione delle Donne Cubane e dell’Organizzazione dei Pionieri di Jose Marti. 

PRIMO SETTEMBRE: TUTTI A SCUOLA!

Un cartellone che abbiamo spesso incontrato nel corso del viaggio recita ì[…] di bambini al mondo vivono in strada: nessuno Ë cubanoî. Ci Ë bastato assistere al grande coinvolgimento della popolazione cubana per il primo giorno di scuola per comprendere come sia stato possibile raggiungere questo risultato, unico in tutta l’America Latina.
Primo settembre, grande mobilitazione in tutta l’isola. I preparativi fervono anche nella palazzina dove siamo ospitate. Gi‡ da qualche giorno c’Ë un via vai in tutto l’edificio, si entra e si esce dalle case in uno spirito di condivisione davvero inconsueto per noi. Soprattutto le mamme sono affaccendate per fare in modo che tutto vada per il meglio, che la divisa (una scamiciata o dei pantaloni color melanzana con una camicia bianca) vada bene, che i quaderni, lo zaino siano a posto… Tutto quindi come in qualsiasi parte del mondo, con perÚ delle differenze sostanziali, come l’enorme attenzione riservata dai mass media a questo tema, il fatto che l’istruzione con tutto quello che comporta – tasse d’iscrizione, libri, materiali didattici – sia totalmente gratuita e quindi alla portata di tutti. L’istruzione Ë realmente un valore, Ë impensabile non mandare il proprio figlio o la propria figlia a scuola, qualunque siano le condizioni di vita della famiglia.
Anche in questo periodo di difficolt‡ negli approvvigionamenti di base, soprattutto a causa dell’embargo, anche se con quaderni tutti uguali, con enormi sforzi da parte di tutti per assicurare cibo e materiali didattici in quantit‡ sufficiente e di buona qualit‡, i bambini e le bambine cubane continuano ad andare, tutti, a scuola.

PARA LA VIDA: IL RUOLO CENTRALE DELLA COMUNITA’

“Para la Vida” Ë un progetto avviato dall’UNICEF in collaborazione con il Governo. L’obiettivo Ë coinvolgere le famiglie e l’intera comunit‡ per migliorare le condizioni di vita, con particolare attenzione allo sviluppo dei bambini e dei giovani, stimolando la riflessione sugli aspetti essenziali della vita quotidiana e cercando di rafforzare le capacit‡ decisionali a livello individuale, familiare e comunitario.
Incontriamo in un pomeriggio estivo a Sancti Spiritus, una provincia nella parte centrale dell’Isola, Aurelia Massip Acosta, coordinatrice provinciale del Progetto, Jorge Luis Hernandez del Sol, vicedirettore Provinciale dell’Educazione, Oscar Valdes Fuentes, Capo dell’Ufficio del Programma con i quali cerchiamo di capire come funziona il programma ìPara la Vidaî. ¥Si tratta di un programma di educazione comunitaria per migliorare il livello culturale, educativo e spirituale della famiglia cubana dice Aurelia, sintetizzando gli obiettivi di questa iniziativa che unisce in un impegno comune gli insegnanti, i medici, il personale dell’amministrazione e l’associazionismo locale. 
¥Il programma Ë stato formulato a livello nazionale, a grandi linee, ma poi adeguato alle diverse esigenze locali – continua Aurelia. – Dal 1992 ci si Ë concentrati in particolare sui bambini e le bambine da zero a sei anni, in et‡ prescolare, per supplire alla mancanza dei circoli infantili a livello rurale e urbano.
Per prima cosa ci si occupa della formazione degli operatori comunitari, di coloro che animeranno il progetto. A tale scopo sono stati realizzati veri e propri vademecum rivolti ai cosiddetti operatori comunitari. Tra i materiali redatti c’Ë un libro dedicato ai genitori ìJuntos podemosî nel quale vengono suggerite attivit‡ da realizzare con i bambini in et‡ prescolare specie nelle aree rurali. Il libro ìPara la vidaî viene invece distribuito in tutte le scuole.
Il programma ha cercato di coinvolgere figure professionali e organizzazioni preesistenti. ¥Il lavoro di tutti Ë volontario, si tratta di un programma che gode dell’appoggio dell’intera comunit‡. Ma la scuola riveste indubbiamente un ruolo cardine nell’attuazione del progetto.
E’ ancora una volta Aurelia che ci aiuta a comprendere quanto importante sia aiutare tutti i leader della comunit‡ a realizzare un’azione concertata, che pone al centro di ogni attivit‡ l’interesse del bambino: ¥PoichË si tratta di infanzia, normalmente il promotore 

culturale Ë un maestro o un direttore, sempre affiancato da un gruppo di coordinatori dell’azione educativa comunitaria, in genere venti e venticinque persone, espressione delle varie organizzazioni della provincia sia istituzionali che non. A livello provinciale si riunisce un gruppo di cinquanta persone rappresentanti delle varie comunit‡.
Tutto questo viene supportato da una campagna televisiva e radiofonica su tutto il territorio nazionale, con spot sui temi della salute, dell’educazione, dell’acqua e dell’igiene.
Secondo Aurelia l’obiettivo finale Ë quello di estendere il progetto a tutte le comunit‡, siano esse rurali che urbane: ¥Allo stato attuale dobbiamo far fronte a enormi difficolt‡: una Ë la mancanza di fondi, l’altra la scarsit‡ di acqua e di cibo.

La doppia faccia del turismo

Esther Martinez Broche Ë responsabile dell’educazione a Trinidad. Le chiediamo che effetto ha avuto il turismo nella sua provincia: ¥Viviamo con tranquillit‡ il turismo, come una necessit‡ per la nostra economia. Ma la transculturalit‡ che crea ha indubbiamente un impatto sulla nostra societ‡, perchË comunque conoscere persone straniere ci porta a confrontarci con realt‡ diverse. Ma va sempre considerato il grande apporto economico di questo fenomeno. Nella nostra citt‡ Ë possibile incontrare bambini soli che chiedono caramelle, anche se il loro numero Ë insignificante (secondo i nostri dati sono 18/19 su 9.000 bambini presenti). Siamo molto vigili sulla prostituzione infantile, effettuiamo un controllo serrato, e vorrei qui ricordare il caso dell’italiano condannato all’Avana a venti anni di carcere per aver abusato di una minorenne. Esiste una Casa di orientamento per le adolescenti, gruppi informali per prevenire le gravidanze precoci, per promuovere l’allattamento al seno e pi˘ in generale programmi di educazione sociale.
Per evitare che il turismo possa provocare danni irreparabili al tessuto socio-culturale cubano, il programma “chiama a raccolta” le famiglie. L’accento viene posto sul rispetto del “senso di appartenenza” comunitario, sulla ricerca e sulla riscoperta di un sapere antico come ad esempio il ricorso alla medicina tradizionale.

L’ARMA DELL’EMBARGO

Alla fine del 1996, il tasso di mortalit‡ infantile a Cuba ha raggiunto il suo minimo storico, circa il 7,9 per mille nati vivi, il tasso di mortalit‡ pi˘ basso dell’America Latina e della regione caraibica, comparabile a quello dei paesi industrializzati. Risultato che Ë espressione dell’intenso impegno a livello nazionale e della volont‡ politica indiscussa di dare ai bambini la massima priorit‡ nelle politiche sociali.
Inoltre, la mortalit‡ tra 1 e 4 anni Ë scesa a 6,1 per mille nati e si Ë anche riusciti – nel corso di una delle pi˘ importanti campagne a livello nazionale – a ridurre il numero di neonati con basso peso alla nascita, dall’8,9% nel 1994 al 7,3% nel 1996. Circa il 95% dei bambini vengono vaccinati contro le principali malattie e sono quindi protetti da polio, tubercolosi, difterite, pertosse, tetano, morbillo, meningite, epatite B, parotite e rosolia.
Ogni piccolo cubano vede garantito il diritto a ricevere un’educazione di base, segno che il sistema continua a funzionare nonostante le difficolt‡ finanziarie. Ma il paese deve fronteggiare enormi difficolt‡ per rispondere ai bisogni primari dell’infanzia.
Finora le politiche sociali nel paese sono state improntate a un forte interesse nei confronti dei bambini e, allo stesso tempo, alla volont‡ di fare investimenti in loro favore. Ma l’UNICEF nutre seri dubbi sulla possibilit‡ di riuscire a conservare la qualit‡ dei servizi raggiunti da Cuba, dopo molti anni di impegno in favore dei bambini. Una politica che, tra l’altro, ha garantito l’accesso universale alla sanit‡ pubblica e all’istruzione sradicando l’analfabetismo.
Le sanzioni imposte sul commercio internazionale cubano condizionano seriamente la fornitura complessiva di materie prime e di servizi, rendendo sempre pi˘ difficile la funzionalit‡ della estesa rete di servizi di base in favore dei bambini.
La difficile situazione economica che implica il mancato rispetto dei diritti dell’infanzia, dovrebbe essere analizzata in relazione alla realt‡ dell’embargo. Secondo l’UNICEF l’embargo condiziona pesantemente la vita quotidiana di bambini, adolescenti giovani e donne, per i quali esso significa anche scarsit‡ di quaderni, penne, matite, materiali educativi, medicine, deterioramento dei servizi sociali e crisi dei trasporti pubblici. Di fatto l’embargo Ë un ostacolo significativo al rispetto dei diritti di bambini e bambine. 

[Tratto dal Dossier ìBambini a Cubaî disponibile al sito dell’UNICEF 1998 www.unicef.it]

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