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La pelle giusta, Paola Tabet

LA PELLE GIUSTA

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LA PELLE GIUSTA

“La pelle giusta” Paola Tabet – EINAUDI

“Ho deciso che non ci vado più in quella piscina comunale…” mi sento dire da una ragazza che frequenta l’università con me “non che non mi piaccia … solo che é sporca… ora ci vanno gli albanesi!”. Rimango un pò disorientata, é una persona adulta con una certa cultura, forse non dovrei aspettarmi da lei un discorso del genere, ma non mi meraviglio. Si sentono spesso cose di questo tipo. E anche di peggio.

“Il sistema del pensiero razzista che fa parte della cultura della nostra società é come un motore di una automobile, costruito e messo a punto e non sempre in moto né spinto alla massima velocità. Il suo ronzio può essere impercettibile, come quello di un buon motore in folle, può al momento buono, in un momento di crisi, partire. In ogni caso, in modo e misura diversi, consuma informazione, materiali, vite.”

Così Paola Tabet inizia “La pelle giusta” un libro nato dalla voglia di scoprire e di capire ora e perché il razzismo sta divenendo quotidiano, invadente e perché si insinua nei discorsi tra adulti e anche tra bambini.

Nell’introduzione si trova una indagine storica che riporta alla memoria un passato di Italia colonizzatrice

“Riguardo al colonialismo italiano viene creato un mito: é stato più umano, più tollerante, diverso dagli altri. L’Italia non ha agito come gli altri paesi coloniali, il nostro era un colonialismo all’acqua di rose; -E poi, in fondo, – si dice – che abbiamo avuto come colonie? Ma via, roba da ridere, neppure da considerare – Questa é l’idea straordinariamente diffusa, sia pure con accentuazioni un pò diverse a seconda delle posizioni politiche di chi parla. E si dimentica che, seppure la potenza coloniale italiana non sia paragonabile a quella inglese o francese, tuttavia in Africa orientale l’Italia c’é stata per oltre mezzo secolo, e in Libia per più di trent’anni.

Ci sono altri fenomeni storici dimenticati a cui appartiene la storia coloniale italiana sotto il periodo fascista.Venne infatti qui attuata una politica di segregazione, e di tutela della razza dominatrice a un livello superiore solo all’apartheid in Sudafrica. Nelle guerre di Libia e di Etiopia vennero compiuti ripetuti massacri e deportazioni di massa in campi di concentramento.

Questi fatti rimangono comunque poco noti, anzi é presente l’idea che gli italiani in Africa fossero brava gente, e non colonizzatori e invasori come gli altri. Quindi viene coltivata una tendenza all’autoassoluzione che induce inoltre a una rappresentazione di sè come assolutamente non razzisti. E’ qui secondo la Tabet la radice del nostro comportamento razzista. Nascono qui le nostre idee sui neri, gli altri per eccellenza. Ma una fase di latenza intercorre tra questo periodo e i nostri giorni, una fase durante la quale il motore rimane acceso, ma é molto poco rumoroso: si perdono le colonie, cade il fascismo. La situazione di rimozione lascia una superficie liscia che copre accuratamente la mentalità sottostante.

Con gli anni ottanta l’Italia cessa di essere nazione esportatrice di forza lavoro, aumenta il livello di benessere, innescando un miglioramento della vita.Certi lavori non é più disposto a farli nessuno. Inizia l’immigrazione. Arrivano gli stranieri. Il motore é ripartito.

Dopo l’ottantasette si manifestano quotidianamente segni di intolleranza e si instaura un certo pensiero nei confronti dell’altro, del diverso, lo si considera inferiore, in una condizione di minori diritti, minori opportunità.

Diventiamo una società di ordinario razzismo.

La ricerca della Tabet parte proprio da questo, dalla scoperta della quotidianità del razzismo. Sono stati presi in esame testi di bambini svolti sul titolo se avessi i genitori neri. L’immagine, schietta e spontanea, che ne viene fuori, é che il nero, l’altro per eccellenza spaventa, é sporco, ruba e spaccia, fa del male ai bambini. Il nero fa schifo ed é rifiutato categoricamente. Spesso i neri vengono immaginati come popoli primitivi e barbari. Molte volte invece subentra un forte e contraddittorio sentimento di pena.

La raccolta di testi riflette anche le paure degli adulti e può indirizzarci a capirne l’origine. Ne riporto di seguito alcuni.

Giulia Innocenti Bruni

Ferrara – III elementare

… e il gatto nero vaga con noi nel suo cuore nero

Io sarei nera se i miei genitori sono neri come il gatto nero che esce fuori solo alla notte con i suoi due fari accesi. Io e i miei genitori siamo come stati tinti nell’inchiostro nero mentre la notte cade buia e il gatto nero vaga con noi nel suo cuore nero che ci porta con sé da per tutto, come se il mondo sia abitato solo da noi neri.

Gela, Caltanissetta – I media

… è un dono di Dio anche se però non è proprio bello

Se i miei genitori fossero neri io penso che tutti i miei vicini di casa li prenderebbero in giro e non penserebbero mai di aiutarli, e penso che gli amici mi escluderebbero dai giochi. E penso che i miei parenti farebbero altrettanto. Io non mi vergognerei di avere i genitori neri perchè quello è un dono di Dio anche se però non è proprio bello. Io sono sicuro che se insultassero i miei genitori io scenderei a fargli assaggiare le percosse perché solo così lo capirebbero che non si prendono in giro i negri perché come dice il Vangelo “Beati tutti coloro che partecipano alla mensa del Signore”. Io li aiuterei a superare queste difficoltà. Aiuterei a mio padre a lavorare, a mia sorella e mia madre. Io amo molto i miei genitori ma se fossero negri li amerei ancora di più. A Gela, nel mio paese, ci sono molti negri detti dai giovani sedicenni “marocchini”, li prendono in giro e per giunta rovesciandogli la carrozzella da vendite. Nel mio paese c’è molto razzismo. Per non sentire tutte le cose che dicono le persone ingenue ce ne andremmo a vivere in un’isola sperduta nell’Oceano Atlantico dove non ci fossero leggi e l’unica fosse “occhio per occhio, dente per dente” e gli direi ai bianchi che sfottono i negri “perchè non vi fate avanti ora farabutti ?”

Roma – III elementare

… quindi non vorrei che i miei genitori fossero neri

Se avessi i genitori neri non mi piacerebbe perchè mi toccherebbero con le mani nere ma mi amerebbero lo stesso. Il razzismo è una cosa molto brutta. Però io non scapperei mai da casa perchè l’amore resterebbe sempre anche se i miei fossero neri. Sono contento se divento anche io negro come loro mi sentirei più ad aggio. Tutte le persone sono brave dentro l’anima anche se sono: nere, gialle, rosse. Quindi non vorrei che i miei genitori fossero neri.

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