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Aldo Capitini

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La storia…
Chi si avvicina per la prima volta ad Aldo Capitini può pensare di trovarsi di fronte a qualcuno che, morto nel lontano 1968, è stato e viene continuamente sepolto, giorno dopo giorno, da quell’entità dai contorni sfumati, quasi immateriali, cui comunemente diamo l’appellativo di Cultura Ufficiale.Ogni giorno che passa però, una palata di terra dopo l’altra, sopra le spoglie del filosofo perugino si è andata formando una montagna tale che alla medesima Signora Perbene, diciamo così, riesce sempre più difficile occultare.Sotto quella montagna scopriamo un piccolo uomo che, nel momento in cui compiva i suoi primi passi verso la scelta ideale della nonviolenza, negli anni venti, nell’epoca dell’avvento di uno dei regimi più violenti che il nostro paese abbia sopportato nel corso dei secoli, scopriva a sua volta quanto fosse ferocemente concreta la violenza che avrebbe dovuto subire nel compiere fino in fondo quella scelta.Giovanissimo, a Pisa, rifiutò il giuramento fascista cui tutti gli insegnanti dovevano sottoporsi, perdendo così l’unico lavoro sicuro alla sua portata. Nel 1929 la gerarchia cattolica sottoscriveva il Concordato tra la Chiesa e lo Stato fascista, benedicendo, di fatto, l’esaltazione e l’ostentazione della violenza del regime, incoronando Mussolini dell’appellativo di “Uomo della Provvidenza”.Questi fatti furono decisivi nella vita di Aldo Capitini. Egli compì allora due scelte fondamentali, cui rimase coerente per tutta la vita. Innanzi tutto l’impegno di realizzare in Italia una riforma religiosa che liberasse la società dall’autoritarismo della gerarchia cattolica e dei suoi dogmi. In secondo luogo la scelta della nonviolenza come apertura religiosa, come atto di fede, nei confronti dell’umanità, come rifiuto dell’insufficienza e della violenza del mondo, come modello di comportamento nella vita privata, pubblica e politica.

La Religione
La riforma religiosa per Aldo Capitini mira al cuore del problema esistenziale della persona. La fede nella trasformazione degli uomini deve essere tanto forte da rischiare la propria vita e da accettare la morte; cioè deve essere tale da trascendere la realtà, fatta di corpi, atti brutali e istinti, e così introdurci in una realtà superiore che sia valida per se stesso e per l’altro.Se questa fede si appoggia sulla credenza che Dio ci ha creati e ognuno di noi può tornare a lui, tanto meglio, dal punto di vista dei credenti. Quel che importa è che sia fede nella infinita potenzialità di ogni uomo di trasformarsi in meglio.Per Capitini è fondamentale il fatto che ogni uomo dovrà trasformarsi totalmente, la sua materialità si volatizzerà e tuttavia egli può essere presente con i viventi, con tutti. Il nonviolento che sopporta l’oppressione, la ferita fino alla distruzione, in realtà comunica non con quel nemico materializzato che lo sta aggredendo ma con quell’entità più vasta che è la sua compresenza con i morti, è l’Uno-Tutti. Tutti noi possiamo vivere nella compresenza dei morti perché l’umanità di oggi, in effetti, è immersa nell’umanità passata e comunica con essa.Capitini fonda questa trascendenza allargando l’umanità al di là del visibile; trascendenza indispensabile, secondo il suo pensiero, per affrontare disarmati un aggressore armato. Da questa fede discendono tutte le caratteristiche della religiosità capitiniana: l’attenzione privilegiata agli ultimi, il tutti che diventa sacro, l’apertura come caratteristica principale della religiosità vivente.Capitini non ha mai scisso la nonviolenza dalla fede, questa novità è così grande che tante persone si sono bloccate di fronte alla sua illuminata spiritualità.

La nonviolenza di Capitini
E’ difficile credere alla certezza del futuro di liberazione e di pace in un periodo di guerra. La presenza di Aldo Capitini è una flebile voce, si sente a malapena nel rumore della tragedia del fascismo. Il suo è un cammino verso la liberazione dell’uomo da tutto ciò che é oppressione e violenza, è un atto coraggioso di lotta all’ingiustizia, è un percorso di costruzione di una società nonviolenta. Questo significa dover fondare valori nuovi, una politica etica, la religione di una realtà nuova costruita sulla libertà, sulla “compresenza di umanità“. Avere una personalità nonviolenta significa in primis, essere forti, avere coraggio, essere portatori della rivoluzione permanente, fatta di atti, di azioni del soggetto che costruisce la sua realtà libero dall’oppressione.Dobbiamo tutti essere testimoni di un tempo di rinascita. Essere artefici della propria realtà, affermare il potere liberante della politica, della gestione dei propri spazi, della propria forma del vivere sociale. Tutto questo è l’inizio di una storia di nonviolenza e di amore per altro.”Oggi più che mai non è possibile, per la folla di sollecitazioni e di pressioni anche esteriori, rifiutarsi di prendere un atteggiamento, di impegnarsi per un’idea. E’ perciò più vivo il dovere di rendersi consapevoli del proprio tempo. L’uomo non deve evitare tra dissipazioni, perifrasi e inerzie, di porsi al centro dell’umanità.” [EER].La nonviolenza si esplica nell’amore sconfinato verso tutte le creature. Dobbiamo recuperare ciò che di migliore c’é in ognuno di noi, perché sia migliore il mondo in cui tutti devono vivere e perchè anche i morti, le anime che ci accompagnano, trattenuti nella compresenza, conservino per gli altri il contributo migliore della loro esistenza.Conformandoci all’armonia del cosmo al meccanismo perfetto della forza della natura, acquisteremo una presenza corale di vivi e di morti, di sguardi diversi che ricercano la VERITA’. Lavoreremo come organizzatori dei nostri spazi, come architetti del mondo, come trasformatori della storia. Ricercare la forza della verità, il satyagraha di Gandhi, in Capitini significa aprirsi a tutti, all’iniziativa di tutti, partecipare a una politica religiosa, quindi agire come profeti di trasformazione della realtà nuova. Il futuro non è una sintesi del passato nè un momento successivo di un processo ascendente è qualcosa di radicalmente nuovo, che va aldilà dell’ordine, della società dei servizi, della religione dogmatica.Sul connubio tra religione e politica si fonda il potere liberante dell’agire che va dal centro del proprio IO alla collaborazione con gli ALTRI, alla ricerca della verità, a Dio. Con questo percorso si trasforma la storia in un atto di libera aggiunta: un darsi dal di dentro, una dialettica fondata sul rinnovamento, una sintesi dell’esperienza passata nel NUOVO. E’ superamento del limite della propria individualità, dell’isolamento, per arrivare a un’unione corale con tutti gli esseri viventi. E’ una rivoluzione permanente contro l’ingiustizia globale della storia.”La storia procede per opera di coloro che, elaborato un profondo ideale, secondo le migliori esigenze di tutta l’anima, vanno a infonderlo in mille modi nella realtà. […] Le sconfitte passeranno nell’urto dei mesi e degli anni: il valore spirituale respirerà coi decenni e coi secoli, perché l’umanità (che è un tutto a cui è presente Dio) ricerca prima o poi e ritrova nel suo intimo il bene che noi, anche se oscuri ma persuasi, vi deponiamo” [NSRR].

La religione della nonviolenza
Ho acquistato dalla mia finitezza la coscienza più dolorosa… […] La coscienza della possibilità di peccare, di soffrire, di morire, doveva non risolversi nel “fare”, nel servire comunque i valori […]. Quella era la vita etica, per me fuori di ogni dubbio, ma io ero nel problema d’altro. […] Isolato il problema della finitezza come se dovessi redimerla per se stessa (problema che, a differenza di quello etico, potremmo chiamare caratteristicamente religioso), lì mi appariva che quanto più la coscienza era “appassionata”, tanto più essa si mutava in apertura infinita dell’anima. Bisognava che io mi sprofondassi con passione assoluta nello scoprire inesorabilmente il contorno della mia limitatezza, perché solo così avrei trovato che questa passione si convertiva in apertura infinita.” [SSS].Il rapporto con il proprio limite inesorabile, la malattia, la morte, obbliga a costruire una strada “altra“, che si sviluppa in verticale, per superare il baratro del nulla. Proprio riconoscendo questa fragilita terrena si scopre la fratellanza, l’amore, la compresenza. E si scopre che al fondo di ogni vita limitata, c’è un grande mare di infinita esistenza, una realtà sottile che giace inascoltata ma che unisce ogni cosa e rende eterni.”Dio non è essere, è scegliere” : il Dio dell’UNO senza i tutti, del dogma imposto dall’alto, o della verità che si disperde nel relativismo dei molti è morto. Dio è un Dio che partecipa dei tutti, è un dio che é armonia del cosmo, bellezza e apertura infinita, punto d’incontro dell’eterna presenza di tutti. Vivere il contatto di Dio significa scegliere di percorrere una strada, non adagiarsi alla contemplazione di verità immobili ma essere presenti alla costruzione di un mondo nuovo, di un Bene universale dove le diversità vivano nella costruzione di un unica armonia- compresenza fra tutti gli esseri viventi.

Una profezia di speranza…
Tanto dilagheranno violenza e materialismo, che ne verrà stanchezza e disgusto; e dalle gocce di sangue che colano dai ceppi della decapitazione salirà l’ansia appassionata di sottrarre l’anima ad ogni collaborazione con quell’errore, e di instaurare subito, a cominciare dal proprio animo (che è il primo progresso), un nuovo modo di sentire la vita: il sentimento che il mondo ci è estraneo se ci si deve stare senza amore, senza un’apertura infinita dell’uno verso l’altro, senza una unione di sopra a tante differenze e a tanto soffrire. Questo è il varco attuale della storia…” [EER]. 

Riferimenti bibliografici:
• EER – Aldo Capitini, Elementi di un’esperienza religiosa, Laterza, Bari, 1937.
• NSRR – Aldo Capitini, Nuova socialità e riforma religiosa, Einaudi, Torino, 1950.
• SSS – Aldo Capitini, Saggio sul soggetto della storia, La Nuova Italia, Firenze, 1947.
• Aldo Capitini, Il potere di tutti, La Nuova Italia, Firenze, 1969.• AA. VV. : Le Tecniche della Nonviolenza, Seminario di Studio promosso da “Amici della Fondazione A. Capitini”, 19-20-21 ottobre 1984, su Sindacato e Società della CGIL Regionale dell’Umbria, anno VI n. 5-6, settembre-dicembre 1986.
• Mencaroni L., La Nonviolenza Attiva di Aldo Capitini, Perugia 1990.
• Truini Fabrizio, Aldo Capitini, Edizioni Cultura della pace, San Domenico di Fiesole, 1989.
   

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