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Dossier Guatemala

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GUATEMALACon questo articolo abbiamo voluto rendere nota la situazione generale della popolazione guatemalteca, sconosciuta a molti. Il popolo Maya, durante la storia, è stato messo a dura prova da conquiste selvagge che ne hanno ridotto notevolmente il suo grande patrimonio culturale. In seguito, poi, agli interessi economici di varie multinazionali lo sviluppo del popolo Maya è stato ostacolato e portato quasi alla distruzione. Per questo, l’associazione “Sulla Strada” si occupa non solo di fornire gli aiuti necessari per un libero sviluppo ma anche di valorizzare ciò che è rimasto di una cultura millenaria.Giulia Innocenti Bruni & Veronica CaggianeseMAYA: ANTICA CIVILTA’ IN LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZALa lunga storia della civiltà Maya in Guatemala è stata segnata, a partire dal periodo coloniale, da un’estenuante lotta per la sopravvivenza. Purtroppo si tratta di una storia conosciuta: un popolo indigeno, ricco di grande cultura, sopraffatto dagli interessi monetari di paesi esteri verso una terra poco sfruttata dalle popolazioni autoctone. Dunque, la situazione è sempre la stessa: la massa indigena, in questo caso i maya e i loro discendenti, dotata di terra insufficiente al proprio sostentamento, viene sfruttata in ampi terreni con coltivazioni imposte da paesi esteri, i soli a trarre i veri profitti. Di conseguenza, l’economia guatemalteca è di tipo agricolo, basata sull’esportazione in particolare del caffè, delle banane e del cotone. In questo sistema economico che si è instaurato, la condizione di povertà e di sfruttamento della popolazione maya è un assioma intoccabile. Dal punto di vista umanitario è interessante notare come una sorta di debole coscienza nazionalistica ha visto la nascita di varie organizzazioni sindacali soltanto in anni piuttosto recenti, in particolare negli anni ottanta. Si tratta di organizzazioni contadine che, insieme ad un importante movimento degli indigeni, si ergono a difesa dei diritti umani fondamentali denunciando anche i soprusi sofferti in tanti anni di violenze.Infatti tali soprusi sono collegati ad una lunga storia di sfruttamento della popolazione maya che è iniziata nel 1500 con la conquista ed il dominio spagnolo. Uno degli scopi principali fu porre fine alla civiltà maya che quindi cominciò a subire un’inesorabile decimazione. Purtroppo la situazione non migliorò con la proclamazione dell’indipendenza dalla dominazione spagnola avvenuta nel 1823. La storia guatemalteca continuò con guerre civili nelle quali si avvicendarono nomi diversi ma identici motivi. Fattore comune di queste guerre furono gruppi di contestatori ribelli agli interessi di una stretta cerchia di pochi eletti e corrotti che rappresentavano il profitto di paesi stranieri, tra i quali soprattutto gli Stati Uniti. Il loro ruolo fu pressoché decisivo nel peggioramento della situazione della popolazione indigena: a cavallo tra l’ottocento e il novecento, l’America assunse il totale dominio in tutti gli aspetti della vita guatemalteca ed in particolare della sua economia. Certo, il governo americano diede al Guatemala tutti i mezzi e le possibilità di uno sviluppo economico, ma questo naturalmente fu pagato ad un altissimo prezzo di sottomissione.La costituzione della United Fruit Company alla fine del novecento, grazie al pirata o mecenate Keith, ne è un esempio illuminante. Difatti, l’impero del banano sorse da un patto tutt’altro che equo, in cui in cambio della costruzione di una rete ferroviaria in Guatemala, lo stato concedeva a Keith tutto il territorio occupato dai binari. In questo modo si permise la coltivazione di un frutto, la banana, sempre più importante nell’esportazione. Il dilagare di questo tipo di contratti fu dovuto a due ragioni principali: da una parte il potere inglobante della potenza imperiale americana; dall’altra una generale situazione di corruzione della classe dirigente centroamericana.Di conseguenza, da questa corruzione non poteva che generarsi una totale mancanza di rispetto della vita umana, che portò a partire dal 1960 ad una guerriglia animata dalla fame, dallo sfruttamento, dalla povertà. Un lungo processo di pace tra ribelli e istituzioni si è fatto strada, raggiungendo importanti risultati con il premio nobel per la pace nel ’92 Rigoberta Menchù Tum. Infatti, un grande risultato è stato l’accordo firmato a Madrid nel ’96 circa la reintegrazione dei guerriglieri nella vita civile. Gran parte delle famiglie indigene rifugiatesi sulle montagne per sfuggire ai massacri, tornarono in pianura in seguito proprio a quell’accordo.POPOLAZIONEIn Guatemala quasi la metà della popolazione ha meno di 16 anni, il tasso di incremento annuo della popolazione è del 2,9%. In Italia la speranza di vita alla nascita è 77 anni contro i 65 del Guatemala.Ci sono 22 etnie, ma c’è soprattutto una profonda divisione tra indios e ladinos, divisione che si riflette nelle differenze tra città e campagna. Nelle città ci sono prevalentemente ladini: i ladini ricchi che lavorano nei posti prestigiosi ed i ladini poveri che svolgono i lavori manuali. Il 65% dei guatemaltechi (prevalentemente indios) vive in zone di campagna, zone dotate di servizi spesso non adeguati con ridotte possibilità di spostamento. Gli indigeni sono i diretti discendenti dell’antico popolo Maya. I Maya costituirono un articolato sistema di vita, con originali strutture politiche e sociali e diedero vita ad una delle più importanti civiltà precolombiane in America. La loro economia era basata sull’agricoltura; non conoscevano il diritto di proprietà privata della terra, considerata patrimonio degli dei, che veniva cos” amministrata e distribuita dai sacerdoti. La struttura sociale ed il razionale sfruttamento delle risorse economiche assicurava il funzionamento di un’economia che garantiva i consumi interni e promuoveva anche un’intensa attività di scambi commerciali. Fattore unificante era una religione naturalistica che era funzionale alle esigenze della società.Notevoli conquiste furono realizzate nel campo scientifico, specie nella matematica e nell’astronomia. Di una copiosa letteratura, andata in gran parte dispersa o distrutta dai conquistatori, restano solo alcune opere.La famiglia linguistica dominante in Guatemala era quella Maya-Quichè dalla quale si sono ramificati più di 20 idiomi presenti ancora adesso nelle regioni abitate dai discendenti degli antichi Maya. Oggi la lingua ufficiale è lo spagnolo: lo si parla nei grossi centri del paese, è la lingua che si insegna a scuola, è la lingua della burocrazia, della politica, dell’informazione ma resta sempre la lingua dei conquistatori, da loro imposta in un paese che aveva radici etno-linguistiche diverse.Il popolo Maya nutre un grande rispetto nei confronti della vita in generale e di ogni essere vivente in particolare, rispetto che si esprime anche nei rapporti quotidiani fra gli uomini. La maggior parte di loro è fiera delle proprie origini e della propria storia millenaria che viene dalla terra e per questo resiste a tutte le aggressioni dei ladini ed alle migrazioni forzate valorizzando la propria cultura anche attraverso i modi di vestire e le feste.RELIGIONIGli indigeni avevano una religiosità profonda; riconoscevano, accanto ad altre divinità, l’esistenza di un essere supremo, creatore del mondo, che chiamavano Humb-ku, che significa un solo Dio.Oggi invece é molto diffuso in tutta la popolazione guatemalteca il cattolicesimo. E’ la religione dei ladini, discendenti da un popolo cattolico; è la religione dei Maya che sono riusciti ad integrare il proprio modo di esprimersi con quello della fede dei conquistadores dando vita ad una forma di sincretismo religioso.Dal 1967 è iniziato l’arrivo dagli Stati Uniti delle sette evangeliche fondamentaliste. Ad oggi raccolgono circa il 30% della popolazione e si contrappongono alla chiesa Cattolica che, accanto ad altri organismi svolge un ruolo importante nella difesa dei diritti umani.FESTE E CERIMONIEIn Guatemala le feste, pur avendo essenzialmente un significato religioso, esprimono ancora oggi il dualismo sempre esistito fra tradizione e presente, fra sacro e profano ed è cos” che le influenze cristiane importate dai conquistadores si trovano spesso mescolate ai resti dell’antica cultura maya.Fra le cerimonie più significative del Guatemala bisogna segnalare quelle dedicate a Tecœn Uman, spesso celebrato nelle varie località lo stesso giorno della festa patronale. Tecœn Uman è l’eroe quichè che combatté contro gli Spagnoli al tempo della conquista e fu ucciso. Viene ricordato con il famoso Baile de la Conquista, una rappresentazione tragico-ironica caratterizzata da balli, suoni di tamburi, maschere e teatro popolare.Il piatto tipico delle feste é costituito dai tamales (pasta di mais avvolta in foglie di mais in forma di involtini, cotti poi a vapore) e la bevanda é il guaro (liquore fatto di mais o crusca fermentati).Ancora oggi si celebrano cerimonie che risalgono a centinaia di anni fa a testimonianza di come negli animi delle popolazioni indigene siano ancora vive origini e credenze che appartenevano ai loro antenati Maya e che nessun conquistatore è mai riuscito a distruggere veramente.Anche per quanto riguarda l’abbigliamento ci sono stati grossi cambiamenti, soprattutto in seguito all’influenza occidentale, ma nonostante tutto non è diminuita l’importanza dell’abito tradizionale nelle comunità indigene dove l’indumento rappresenta ancora, una collocazione all’interno della comunità.SCUOLAIn Guatemala vi sono 7 anni di scuola obbligatoria, dai 7 ai 13, prima della quale c’è la scuola materna facoltativa. Dopo i 13 anni c’è la scuola secondaria facoltativa. Se uno decide di frequentare l’Universitˆ si iscrive ad un Liceo, chiamato Bachillerato che dura 5 anni, al termine deve sostenere un esame prima di accedere agli studi universitari. Se invece lo studente vuole svolgere una professione qualsiasi si iscrive alle scuole superiori composte di 3 anni di fase preparatoria più alcuni anni di svolgimento della professione. Più di metˆ della popolazione è Maya, ma la scuola non sembra tenerne conto. Il sistema educativo è predisposto per i ladini, fra le altre cose privilegia le capacitˆ scritte su quelle orali favorendo cos” la cultura occidentale rispetto alla tradizione orale tipica delle etnie Maya.Quasi il 50% della popolazione è analfabeta, questa percentuale per˜ non è equamente distribuita fra le varie etnie, si arriva fino al 76% fra le donne Maya. Questo non significa che sono incolte, ma semplicemente che possiedono un’altra cultura; questo fatto per˜ le emargina inesorabilmente. I bambini Maya spesso non vanno a scuola, soprattutto nei paesi più piccoli o nelle campagne perché sono costretti a lavorare per aiutare le loro famiglie. Inoltre c’è il problema della lingua: maya e neri spesso iniziano la scuola conoscendo solo la loro lingua d’origine, servirebbero scuole ed insegnanti bilingui.BIBLIOGRAFIADa leggereE. Burgos, Mi chiamo Rigoberta Menchœ, Firenze, Giunti, 1987M.A. Asturias, Leggende del Guatemala, Torino, UTET, 1973R. Ramirez, Autobiografia di una guerriglia, Milano, Feltrinelli, 1969T. Tentori (a cura di), Popol Vuh, Milano, Editori Associati S.p.A., 1988A.G. Gilbert – M.M. Cotterell, Le profezie dei Maya, Corbaccio, 1997J. Alcina Franch, Miti e letterature precolombiani – Maya, Torino, Sonda, 1992Volontari per lo Sviluppo, quad. “America Latina, scoperta o conquistata?”, collana mondialitˆR. Canciani, Guatemala: il ritorno dei rifugiati, in Fratelli dell’uomo, n. 24, 1993M. Leon-Portilla, Il rovescio della conquista, Milano, Adelphi, 1974W. Beretta Podini, Fame e squilibri internazionali, Firenze, Bulgarini, 1988N. Wachtel, La visione dei vinti, Torino, Einaudi, 1977A. Nanni – A Surian (a cura di) Progetto Amerindia, Abya yala, le civiltˆ precolombiane, Bologna, EMI, 1992Rigoberta Menchù Tum. Rigoberta, i maya e il mondo. Ed. GiuntiDante Liano. Il mistero di San Andres. Sperling & KupferDa vedereGuatemala: vedove senza lacrime. Ed. UrihiI colori del silenzio. Ed. LeonardoPer info sui progetti di solidarietà http://www.sullastradaonlus.it“Sulla Strada” è un’ associazione di volontariato, inserita nel contesto missionario diocesano ternano, attenta e sensibile verso i bambini che vivono nei paesi poveri del mondo: i più piccoli tra i poveri. Le nostre attività si concentrano soprattutto nel: SENSIBILIZZARE più gente possibile alle gravi situazioni di ingiustizia e di povertà che esistono nel Sud del mondo; PRENDERE COSCIENZA che tutti i nostri comportamenti quotidiani possono contribuire all’inasprimento o al miglioramento dell’attuale situazione; FARE UN CAMMINO SPIRITUALE ECOMUNITARIO che porti a un cambiamento radicale dei nostri stili di vita; CONTRIBUIRE a fermare lo sterminio dei bambini e il loro sfruttamento nel lavoro, nella delinquenza, nel traffico di droghe, nella prostituzione, nella pornografia, nelle guerre, nel commercio di organi.     PROGETTO 2001–2005SAN RAYMUNDO – GUATEMALA UN’OPPORTUNITA’ PER IL FUTURO Alle cinque del mattino, le bambine sono in piedi con una cesta sulla testa; dritte come fusi si mettono in cammino per andare a macinare il mais: due chilometri e mezzo per andare e altrettanti per tornare…Una volta tornate, subito al lavoro a fianco dei genitori e dei fratellini, per costruire fuochi di artificio (quanti incidenti, bruciature, a volte perfino si muore…), fino alle sei della sera. Già si fa buio, fra poco non ci si vedrà più, la luce elettrica non c’è e quindi si smette di lavorare. Non arriva l’acqua nella capanna di legno e lamiera, non c’è il bagno; non c’è nulla, nulla… anche il mangiare non è abbastanza.C’è la voglia di stare insieme, di giocare con i fratellini, ma la stanchezza è tanta e subito viene il sonno… e allora tutti a dormire! Tutti insieme nell’unico letto.Questa è la vita di tutti i giorni delle bambine e dei bambini di Cerro de La Granadilla, un villaggio di San Raymundo in Guatemala. QUALE FUTURO PER QUESTI BAMBINI?Siamo andati a trovarli e con le famiglie di questo villaggio, abbiamo progettato un cammino da fare insieme per costruire con loro una opportunità per il domani: una scuola, servizi essenziali come la corrente elettrica, l’acqua, fognature; un programma sanitario di prevenzione e medicine di base, integratori vitaminici, vaccinazioni; un accompagnamento spirituale costante.  TUTTI QUESTI PROGETTI SONO GIA’ INIZIATIAssociazione”SULLA STRADA” onlusVia C. Colombo, 11 – Attigliano (TR)Tel 0744/992760E-mail: sullastrada@iol.itC/C postale n. 12055059Bonifico Bancario pressoBANCA POPOLARE ETICAC/C n. 114500 ABI 5018 – CAB 1210NELLA CAUSALEDEL VERSAMENTO SPECIFICA A QUALE PROGETTO ADERISCI      
   

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