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Nuovo modello di difesa, intervista a Manlio Dinucci

In Italia si è raggiunto anche se solo parzialmente un obbiettivo che da decenni viene perseguito: con la legge sull’ obiezione di coscienza la possibilità del servizio civile alternativo. Bisogna fare 2 considerazioni, la prima riguarda la pratica d’uso che si fa degli obbiettori. Purtroppo quasi sempre si fa un uso sostitutivo delle funzione lavorative comuni e questo é un fatto negativo perché in pratica viene a creare un surrogato di forza lavoro reale che supplisce a carenze nelle varie branche di servizio pubblico essenziale; sostituisce quelle assunzioni che dovrebbero essere fatte mentre invece un impiego di obbiettori dovrebbe mirare ad allargare, a creare aree nuove di servizio sociale, di ricerca sociale ecc . Il secondo é molto più generale e di fondo: questa parziale vittoria giunge in un momento in cui lo stesso concetto di servizio alternativo rischia di venire svuotato da un trasformazione radicale delle forze armate. Il ministro della difesa Scognamiglio ha detto esplicitamente ciò che é già nell’aria e cioé si può pensare di fare a meno della leva perché é preferibile un esercito professionale che nelle nuove condizioni di impiego deve avere un personale specializzato a ferma prolungata (di professione militare); quindi l’essenza di tutta la battaglia condotta per decenni ha riguardato non solo il problema di dare questo diritto al cittadino cioé di svolgere un servizio alternativo, farlo dipendere dall’amministrazione civile, sottrarlo alle leggi militare; questa é stata la prima battaglia democratica, ma insieme a questa é stata condotta un’altra battaglia con varie alterne vicende che aveva come scopo la discussione degli stessi modelli di difesa. Non c’é mai stato un dibattito in proposito. Siamo a un punto in cui il processo di professionalizzazione dell’esercito italiano é in fase molto avanzata tanto che il ministro della difesa può permettere di dire “La leva é una collossale perdita di tempo”. Se andassimo tra i giovani e chidessimo loro un parere sull’ affermazione di Scognamiglio, e sulle implicazioni che i cambiamenti da lui dichiarati porterebbero, quasi tutti sarebbero d’accordo alla non obbligatorietà della leva e di conseguanza anche del servizio civile che per loro diventa una perdita di tempo.
Questi problemi sono conessi a cosa sta avvenendo nella struttura delle forze armate italiane, a quello che ormai é noto come nuovo modello di difesa, che sta avanzando nei fatti pur non essendo mai stato discusso complessivamente. Finora si é cercato di sostituire una parte in proporzione dell’esercito con i volontari a ferma prolungata ( parte professionale). Già in questa impostazione si vengono a creare 2 tipi di servizio militare: a) guerriero (di professione militare) b) addetto a servizi collaterali che hanno sempre meno rilevanza e la via del servizio civile. Nel discorso di Scognamiglio si discute anche del superamento di questa fase, non se ne indicano i tempi ,ma si indica l’idea che c’é non solo al ministero della difesa ma anche nel governo stesso o in una buona parte di esponenti dell’opposizione,cioé di dispensare i giovani dal servizio militare o servizio civile alternativo. Questo é il giudizio di fondo, ma se andiamo a dire in specifico se é meglio un esercito di leva o un esercito interamente professionista ,di guerrieri di professione ,é pur sempre meglio ,un esercito di leva in cui si chiede al cittadino di prestare questo servizio. Bisogna intendersi su quale siano i fini di questo servizio: la costituzione stessa risponde con la massima chiarezza: é la difesa della patria e quindi tutta quella serie di azioni difensive che non sono solo contro un probabile invasore esterno, ma anche contro calamità naturali in cui le strutture delle forze armate possono essere utilmente impiegate. Rimane comunque il timore che un esercito professionista rischi di essere una casta chiusa a se stante (è comprovato da molteplici esperienze compiuti in vari paesi del mondo): più l’esercito é professionale, più la persona che é nell’esercito e soprattutto nei gradi intermedi e superiori si trova in un ambiente chiuso con i suoi interessi(interessi di chi ha come mestiere la guerra) ciò diventa uno strumento molto pericoloso. Concretamente non credo che esistano pericoli, in questo momento, da questo esercito, ma si sta attuando un cambiamento radicale che una volta costruito un esercito professionale resterebbe nella struttura dello stato della società italiana; non si può guardare solo al presente ma a ciò che questo comporterebbe in futuro. E’chiaro che di assicurazione sulla fedeltà costituzionale non solo per quanto riguarda l’esercito italiano, ce ne sono state nel mondo: nel 73’ c’é stato un colpo di stato in Cile ad opera di un membro autorevole del partito comunista cileno; Lo stesso è avvenuto negli Stati Uniti e in Russia ad opera dell’esercito anche se l’esercito russo non è interamente professionalizzato si avvia verso lo svilupparsi di una casta militare. Questo in una società civile é potenzialmente pericoloso in un mondo di crisi imprevedibili nessuno può ipotecare il futuro neppure a breve e medio termine; per esempio in caso acuirsi di crisi, di fatture politiche, moti sociali l’esercito si schiera e acquista una funzione cruciale (per esempio l’esercito turco che dal 60’ all’80’ cambiò la costituzione dando ufficialmente alle forze armate il compito di proteggere l’unità della nazione e i principi di quella costituzione fatta dai militari a loro giudizio insindacabile mettendo in moto strumenti repressivi per garantire l’unità del paese. Quindi in pratica lo sterminio dei curdi e degli oppositori del regime é costituzionalmente codificato ed essendo il potere legale anche dal punto di vista della costituzione, dando all’esercito turco la possibilità di decidere se c’é una minaccia reale e se sia il caso di intervenire ,é in mano all’esercito anche il nome della costituzione (la parte maggiore dell’esercito é professionista).Altri eserciti ,per esempio quello francese ,si stanno professionalizzando; é ormai una tendenza Europea. Gli Stati Uniti ci sono arrivati dopo la guerra del Wietnam, loro hanno aperto la via alla professionalizzazione perché dopo quell’esperienza ben sapevano come il soldato di leva potesse combattere, uccidere, come ebbe un rigetto ( i decorati lanciavano le medaglie nel giardino in segno di rifiuto di una onoreficenza data dallo stato). Questi giovani andavano per la maggior parte forzatamente a combattere, perché dovevano obbedire alle leggi una parte fuggì. Chi andò costituì l’anello debole che fece saltare il tentativo di farla passare come una guerra giusta insieme alla possibilità che ebbe allora la stampa di vivere sui campi di battaglia e di portare l’immagine di quella che fu chiamata la sporca guerra del Wietnam. Dopo la sconfitta, dopo la grande esperienza traumatica gli Stati Uniti hanno avviato la via della professionalizzazione (oggi l’esercito americano è completamente professionalizzato, nel 91’ combatte’ un altro tipo di esercito, non dei soldati di leva sia durante la guerra aerea che durante la carneficina finale della guerra terrestre furono le forze professionali ad agire.
xCiò significa che per operazioni per cui ormai i nuovi modelli di difesa (sia italiano che europeo) prevedono l’ impiego di forze armate in situazioni critiche al di fuori del territorio (e non a difesa da invasori). Si tratta secondo l’ ufficialità di operazioni per il mantenimento della pace che hanno o no il primato di sicurezza dell’ ONU (vedi intervento in somalia e guerra del golfo. si ha un interrogativo di fondo).x
La nato si pone come forza di aiuto sempre più fuori area; dentro di essa si ha l’ interesse statunitense a valorizzare l’ alleanza in questa funzione perché gli Stati Uniti conservano ancora la leadership all’ interno della NATO.
La difesa europea AVEO nasce come polo europeo della difesa sempre coordinato dalla NATO (si hanno contraddizioni tra i maggiori rappresentanti), anch’ essa si orienta verso interventi fuori area. Per essi occorrono armi sofisticate, forze di pronto intervento già addestrate per essere in poche ore proiettate in distanti teatri bellici dovunque siano in gioco quelli che vengono chiamati gli interessi esterni di Italia, Europa, degli Usa.
L’ obiezione di coscienza é una conquista, ma bisogna dire che questa vittoria viene nel momento del crepuscolo dell’ esercito di leva, della nascita di un esercito professionale in cui entrano anche le donne, si delinea un panorama futuro che sia Scognamiglio che altri prospettano e altri paesi stanno già attuando prima di noi. L’ esercito viene ad essre un corpo a se, specializzato: deve essre formato tecnicamente ma anche psicologicamente. Si hanno interrogotivi di fondo: Qual’é il controllo politico della società civile su quest’ esercito aldilà delle formali assicurazioni di fedeltà, la mentalità, il tipo di formazione primaria è costituito dallo spirito di corpo. E’ stato visto in tutti gli eserciti del mondo; difendendo i loro privilegi possono arrivare a fare politica (vedi caso della Turchia: l’ esercito può fare politica,avendo una sua organizzazione soprattutto in un momento in cui la società attraversa una crisi (economica, politica, di contrapposizione di forze); può diventare l’ unica forza organizzata, anche se non interviene direttamente può diventare l’ ago della bilancianel suggerire quali governanti debbano andare al potere assicurando loro il sostegno, come può fare il modo che altri non restino al potere pur essendo democraticamente eletti. Questi sono scenari realistici, che esistono e l’ Italia non ne è immune.

SPESE SUGLI ARMAMENTI:
Si ha in generale un aumento della spesa militare.
Bisogna distinguere tra la spesa del bilancio annuale e gli impegni di spesa per progetti di armamenti che una volta approvati comportano poi una spesa crescente negli anni successivi ( per esempio progetto del nuovo caccia europeo: dovrà essere venduto in altri paesi, comporta una spesa notevolissima. L’ Italia ha un impegno a sviluppare questo progetto: per far questo dovrà acquistare 130 velivoli, dovrà affrontare la spesa per il mantenimento).
Nel passaggio da un esercito di leva ad un esercito completamente professionalizzato, si ha da una parte un risparmio dovuto alla diminuzione del personale ( discorso che alcuni demagogicamente fanno per convincere sulla sua utilità: tanti militare che non hanno un ruoo ben preciso costano). Un militare in ferma prolungata costa in proporzione molto di più.
Dalle armi di un tempo si passa ad armi di nuova tecnologia: le spese militari non sono dunque in diminuzione ma in aumento; i paesi della NATO sfiorano i 500000000 $ annui di spesa militare: il bilancio é in crescita (aerei da traporto, navi ecc sono apparati costosissimi).

Accanto alla spesa militare propriamente detta si hanno anche spese militari sotto altre voci per esempio le operazioni in Somalia o in bosnia sono state ampiamente finanziate con i soldi della cooperazione internazionale denominata “mantenimento della pace” ( diventa cooperazione, aiuto).

Di questi problemi ne dovremmo parlare molto di più, resta un argomento tabù: questo é molto pericoloso. Le poche sedi di livello nazionale in cui si era cominciato a parlare di questi problemi sono rapidamente scomparsi.
Due anni fa a Pisa ci fu un convegno “dare voce al silenzio degli innocenti” organizzato da varie associazioni con l’ appoggio di alcuni enti localicon inviti a rappresentanti governativi ( il sottosegretario alla difesa Massimo Gruppi) si parlò delle stragi, delle pagine oscure della storia italiana ma contemporaneamente fu messa in causa la struttura stessa delle forze armate, del nuovo modello di difesa, la prospettiva stessa dell’ esercito professionale.

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